QR code per la pagina originale

“Intel Inside”: nel decennale, indaga l’antitrust

La campagna pubblicitaria “Intel Inside”, col suo famoso jingle, compie dieci anni. Un successo commerciale che desta qualche sospetto nella Commissione Europea in fatto di antitrust.

,

Ogni volta
che in una pubblicità viene pronunciato il nome Pentium,
parte una musichetta seguita dalla scritta “Intel Inside”. Pare che
ciò avvenga in media una volta ogni cinque minuti in tutto il
mondo. Ed avviene da dieci anni, visto che, proprio in questi
giorni, Intel
festeggia il decimo anniversario della campagna pubblicitaria
“Intel Inside”. Una campagna messa sotto la lente
d’ingrandimento
dai segugi antitrust della Commissione
Europea
.

«Dieci anni fa, solo qualche nerd o qualche
sgobbone sapeva qualcosa, o si occupava, dei
microprocessori,» dichiara con orgoglio un comunicato stampa
diramato da Intel in occasione del decennale: «Oggi i processori
Intel gareggiano con marchi come Disney o McDonalds in fatto di
riconoscibilità a livello mondiale».

Nata nel 1968 per la
costruzione di semiconduttori, Intel creò nel 1971 il primo
microprocessore al mondo. Attualmente, il suo prodotto di punta è il
Pentium 4. Nel 2000, le entrate di Intel sono ammontate ad
oltre 33 miliardi di dollari, per un guadagno di 10 miliardi e
535 milioni di dollari
. Il 41 percento delle entrate proviene
dall’America, il 25 percento dall’Europa. «Dal suo lancio nel 1991,
il programma “Intel Inside” ha stimolato una conoscenza più profonda
dei computer, soddisfacendo la domanda dei consumatori in tutto il
mondo e rendendo i computer più familiari nelle case così come negli
uffici,» dichiara Intel in occasione del decennale.

Ma
questi successi commerciali hanno fatto venire qualche dubbio alla
Commissione
Europea
: la compagnia, infatti, paga di tasca propria tutte le
pubblicità di quei costruttori di computer i quali mostrino il suo
logo o facciano ascoltare il suo famoso jingle. Questo sistema viene
applicato a 1500 produttori nel mondo, di cui 800 europei.
Due concorrenti di Intel (dei quali non è stato rivelato il nome) la
accusano perciò di mettere in atto tattiche di marketing illegali.
«Non c’è niente di male in questa sorta di “rimborsi fedeltà” se
sono portati avanti da una società che non sia in posizione
dominante,» ha dichiarato una portavoce della Commissione Europea,
Amelia Torres: «Il fatto è che Intel è in posizione
dominante
, quindi deve dimostrarci di non voler eliminare dal
mercato le società più piccole».

Il commissario alla
Concorrenza dell’Unione Europea, Mario
Monti
, sta indagando anche sulla maniera in cui Intel costruisce
le connessioni “bus” che collegano i chip agli altri componenti di
un computer. Se la Commissione dovesse giungere alla conclusione che
Intel ha violato le norme comunitarie in materia di
antitrust, la compagnia potrebbe ricevere una multa
esemplare, pari al 10 percento delle sue vendite.

Notizie su: