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Codice aperto per Microsoft

Lo ha deciso il giudice Colleen Kollar-Kotelly accogliendo quindi la tesi dei nove stati degli Usa che stanno conducendo una agguerrita battaglia legale contro il colosso informatico di Redmond

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Dunque Microsoft dovrà rendere pubblico il codice sorgente di Windows, il nucleo del sistema operativo sul quale si regge il potere della società di Redmond. Lo ha stabilito il giudice Colleen Kollar-Kotelly, ormai noto titolare del caso, di fronte al quale si sta svolgendo la causa di nove stati Usa, California compresa, contro l’azienda di Bill Gates. Gli stati vogliono che vengano applicate severe regole (remedy) antitrust nei confronti di Microsoft.

Di fatto la decisione del giudice accoglie le istanze degli stati, per i quali il codice di Windows deve essere reso pubblico per verificare realmente quanto sostenuto da Microsoft, e cioè che non sarebbe possibile commercializzare una versione “semplificata” di Windows, aperta quindi ad aggiunte di terze parti e senza che siano inclusi programmi imposti da Microsoft, come Internet Explorer. I legali di Gates di rimando sostengono che il codice di Windows è troppo complesso per poter mettere sul mercato una sorta di “Windows light” aperto e modificabile. I rappresentanti dei nove stati ritengono invece che gli sviluppatori Microsoft abbiano realizzato il codice con l’unico scopo di legare il sistema operativo ai programmi associati come Internet Explorer. In sostanza questa versione semplificata vedrebbe esclusi dal package il browser Internet Explorer, il programma di gestione della posta elettronica Outlook e il Media Player, il noto plug-in che permette di ascoltare musica e vedere filmati. Questo consentirebbe ai fabbricanti di computer e agli stessi utenti di personalizzare i loro Pc, senza usare il software prodotto da Microsoft e fornito insieme al computer. Occorre anche ricordare che gli stati convenuti in giudizio contro Gates chiedono per i programmi del pacchetto Office venga assicurata la piena compatibilità con gli altri sistemi operativi, cioè MacOS della Apple e Linux, che viene distribuito gratuitamente.

Doccia fredda dunque per il gigante informatico dopo il sospiro di sollievo tirato quando lo stesso giudice aveva respinto alcune settimane fa la tesi di AOL riguardo alla presunta concorrenza sleale di Microsoft nella commercializzazione del proprio browser Internet Explorer ai danni del browser di Netscape e dopo l’accordo del novembre scorso, in base al quale viene istituita una commissione di vigilanza, coordinata dal cosiddetto “special master”, sui movimenti di mercato della Microsoft per accertarsi che non siano in contrasto con la libera concorrenza, a cui hanno aderito nove degli iniziali diciotto stati che chiedevano la condanna della società per violazione delle regole antitrust.

Le prossime udienze della causa si svolgeranno a partire dal 6 marzo. I nove stati daranno naturalmente battaglia in particolare sull’argomento della compatibilità di Windows con aggiunte di terze parti, una richiesta che secondo i responsabili di Microsoft presenta problemi di natura tecnica piuttosto complessi. E proprio per la complessità dei temi trattati il giudice Kotelly ha richiesto il parere di numerosi periti, inducendo così gli osservatori a ritenere che il processo durerà ancora a lungo

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