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Google: si riparla di borsa

Dopo un anno nel quale il motore di ricerca ha rafforzato la propria posizione sul mercato, si riaffaccia la possibilità di una prossima quotazione, accantonata dopo gli attentati dell'11 settembre. Primo passo, la nomina di George Reyes a capo delle operazioni finanziarie.

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Si riaffaccia la possibilità di una prossima entrata in
borsa
per Google, motore di ricerca leader e tra le società più floride di
Internet. Google ha infatti appena annunciato l’assunzione di un capo delle
operazioni finanziarie, posizione che non era mai stata riempita nei tre anni e
mezzo di vita dell’azienda. A ricoprire l’incarico sarà George Reyes, 48
anni, già dirigente nonché collega dell’attuale amministratore delegato di
Google, Eric Schmidt, presso Sun Microsystems.

Gli analisti finanziari interpretano questa mossa come il
primo passo di Google verso il lancio di una initial public offering,
un’offerta pubblica di investimento. Si tratterebbe di una mossa
controcorrente: quest’anno sul Nasdaq sono avvenute soltanto una quarantina di
IPO, e nessuna ha riguardato società particolarmente visibili. D’altra parte, è
la stessa Google a risultare controcorrente, sia per il modello di business che
per la salute dei suoi conti.

Pur senza aver ancora mai pubblicato i propri bilanci, Google ha dichiarato utili per sei
trimestri consecutivi; in altre parole, è stata una delle pochissime net
company ad aver fatto immediatamente profitti, senza quotarsi in borsa e per
giunta nella congiuntura più difficile degli ultimi dieci anni. Risultati che
le hanno fatto meritare l’assoluta fiducia dei venture capitalist, i
quali non lesinano sugli investimenti (la californiana Kleiner Perkins Caufield
& Byers and Sequoia Capital ha contribuito con 25 milioni di dollari da
giugno 1999).

Risultati ottenuti con una strategia che punta tutto sulla
sostanza e poco sulla forma; non solo per quanto riguarda la grafica spartana
del sito, tutta concentrata sui risultati, che pure ha contribuito alla
conquista di un’ampissima platea di affezionati; ma soprattutto per una politica
delle spese
estremamente oculata, nella quale non figura neanche una lira
di spese pubblicitarie, dal momento che Google deve tutta la propria popolarità
al passaparola e ad un servizio di ricerche a prova di bomba che non ha ceduto
neanche in momenti di crisi globale come l’11 settembre di un anno fa.

Proprio alla vigilia dell’11 settembre si erano fatte
insistenti le voci di una possibile prossima quotazione di Google. In
un’intervista al Sunday Business, il
cofondatore Sergey Brin aveva dichiarato: «Ci sono molte probabilità di andare
in borsa entro la fine dell’anno». Gli attentati contro le Torri Gemelle ed il
Pentagono, e la crisi internazionale che ne è seguita, hanno poi consigliato di
accantonare questo progetto.

Nel frattempo, però, Google ha provveduto a rafforzare il suo business,
diventando in pochi mesi il principale concorrente di Overture nella fornitura di servizi pay‑per‑rank.
Nel corso degli ultimi 12 mesi, hanno abbandonato i precedenti fornitori in
favore di Google clienti come Yahoo!, AOL e AskJeeves.
Ed ora potrebbe essere arrivato veramente il momento buono per la consacrazione
di Google in borsa.

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