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Microsoft abbraccia l’open source per pochi

Governi e agenzie governative potranno acquisire codici sorgente e documenti tecnologici sui software Microsoft. Fine principale combattere Linux e dare fiducia alle pubbliche amministrazioni

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Microsoft ha dichiarato lo scorso 14 gennaio che è pronta a mostrare il codice sorgente di alcuni propri sistemi operativi alle agenzie governative di 60 paesi. Microsoft vuole stabilire un legame più stretto con i governi di tutto il mondo, lasciando che essi possano rendersi conto autonomamente della sicurezza dei software di Redmond.

Ai governi verrà permesso di sbirciare nei codici sorgenti dei tre sistemi operativi di punta: Windows 2000, Windows XP e Windows Server 2003 (in attesa di rilascio definitivo). In aggiunta a ciò Microsoft avvierà una forte operazione di lobbing sui Governi dando la possibilità ai suoi rappresentati di visitare i laboratori Microsoft «da una a due settimane» e di verificare tutti i processi con i quali viene prodotto Windows.

Dal programma sono esclusi naturalmente i governi delle "nazioni canaglia", tra i quali Cuba e Iraq. Due programmi di questo tipo sono stati già avviati con la NATO e con un ente russo mentre ben venti sono i governi con cui Microsoft è in contatto diretto in questi giorni. Tra questi probabilmente anche l’Italia, paese che Bill Gates visiterà a fine mese e che alla Microsoft offrirà gli onori di una visita in Senato.

La decisione viene iscritta da Microsoft all’interno di due vasti programmi "restyling" dell’immagine di Microsoft: Trustworthy Computing e Shared Source.

Il Trustworthy Computing è lo slogan con cui Bill Gates ha chiesto ai propri dipendenti di porre la sicurezza al centro dello sviluppo del software: «trovandoci di fronte ad una scelta, fra aggiungere delle nuove funzionalità e risolvere dei problemi di sicurezza, noi dovremmo scegliere la sicurezza» disse il fondatore di Microsoft in quell’occasione.

Per Shared Source si intende invece il modello di condivisione del codice sorgente proposto da Microsoft più di un anno fa. In quell’occasione l’azienda promise di a mettere a disposizione gradatamente il codice sorgente di alcuni suoi prodotti agli sviluppatori di software. Questo programma aveva due fini:

  1. Permettere ai programmatori di progettare software più compatibili con Windows
  2. Proporre un metodo alternativo alla filosofia dell’Open Source che iniziava a preoccupare i vertici di Redmond

Con quest’ultimo passo, battezzato Government Security Program, il ciclo sembra prendere una strada ben più definita. È facile scorgere dietro questa mossa l’intenzione di arginare sempre più il successo che Linux e i sistemi free e Open Source riscuotono all’interno di alcuni settori, non ultimo tra i quali quello dei governi.

Una recente ricerca di IDC ha messo in luce come Microsoft abbia rallentato, seppur in continua crescita, l’espansione delle vendite di sistemi operativi, soprattutto nel comparto dei server. Comparto in cui agguerrita è la concorrenza di Linux.

A ciò si aggiunga che Linux ha fatto breccia nelle amministrazioni di molti paesi sparsi per tutto il mondo: Francia, Taiwan, Filippine, Corea del Sud, Cina, Sud America, Italia, ma soprattutto la grande Germania. Presentandosi come un’alternativa possibile, gratuita e a bassissimo costo, dei sistemi Windows, Linux è riuscito a strappare leggi favorevoli e grande simpatia. In più la "trasparenza" dei sistemi open source, il cui codice può essere visto ed analizzato da chiunque, ha convinto anche i più scettici della bontà della scelta anti-Microsoft.

Questi e altri pensieri debbono aver convinto Craig Mundie, il vice presidente di Microsoft noto per aver definito Linux "un cancro", a tentare tutte le strade pur di distogliere l’attenzione da Linux. L’ultima è questo programma che ha tanto l’aria di un’ultima spiaggia.

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