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RIAA all’attacco: ISP responsabili per la pirateria

Secondo l'associazione dei discografici americani, i provider che permettono di accedere ai servizi di file-sharing devono pagare una tassa.

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L’ultima trovata della RIAA: far pagare gli ISP e le industrie di telecomunicazioni per il semplice fatto che le loro connessioni permettono agli utenti di accedere ai servizi di file-sharing illegale. Intervenendo al Midem, la mostra internazionale del mercato discografico in corso a Cannes, l’amministratore delegato della Recording Industry Association of America, Hillary Rosen, ha dichiarato che d’ora in avanti gli ISP saranno ritenuti «maggiormente responsabili» per la pirateria online.

«Diciamocelo chiaramente», ha incalzato la Rosen: «Loro sanno che c’è tanta domanda di banda larga proprio a causa della disponibilità di musica illegale». Prevedibilmente negativa la reazione dei provider. Parla per tutti Mario Marian, vicepresidente di Tiscali: «È impossibilie combattere i siti di peer-to-peer», ha dichiarato. «In qualunque network, il traffico del peer-to-peer è tra il 30 e il 60 per cento del totale. Tecnicamente non possiamo controllare questo volume di traffico».

Nel corso del suo intervento, la Rosen ha anche plaudito alla decisione di un tribunale federale statunitense che nei giorni scorsi ha sancito la perseguibilità da parte della giustizia USA di Sharman Networks, la compagnia australiana detentrice del servizio di file-sharing KaZaA: «È evidente che queste compagnie hanno profitti nell’ordine di milioni di dollari», ha dichiarato. «Devono essere ritenute responsabili».