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Meno siti per tutti, ma migliori

Il sesto rapporto IBI sull'Internet italiana mette in luce un mercato in crisi ma più maturo. Meno domini registrati, ma c'è una maggiore qualità

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È stato presentato lo scorso 15 aprile a Roma il VI rapporto IBI (Internet Benchmarking Italia) della Web Marketing Society, lo studio che si propone di tastare il polso della rete Internet Italiana dal punto di vista delle aziende. Si registrano meno domini e si cerca di risollevarsi dalla crisi selezionando le migliori opportunità.

Quello presentato dall’IBI è un mercato molto più maturo di quello di alcuni anni fa: si inseguono meno le moda del momento e le ‘killer application’ ma si cerca di valorizzare maggiormente le qualità di ogni progetto per il Web. Se la quantità scende migliora la qualità delle azioni sul Web anche se la rete non riesce a coinvolgere grandi numeri ma diventa il terreno di sperimentazione di «piccoli progetti di cabotaggio».

Crescono i domini ma non crescono i siti ad essi associati. Come sempre il rapporto IBI è molto attento al numero di siti inutilizzati e anche quest’anno la percentuale è in aumento. In alcune regioni, come la Lombardia, il numero di siti realizzati è addirittura in diminuzione. In crescita regioni del Sud come la Sicilia.

Due dati significativi indicano invece come il mercato, anche se in affanno, stia lentamente maturando. I siti realizzati hanno una migliore qualità. In un quadro generale in cui diminuisce l’attenzione per il mezzo da parte delle aziende, è in aumento il numero di siti «ben fatti» anche se, viene precisato dall’IBI, la «presenza generale su Internet peggiora come quantità e degrada anche come qualità».

Il secondo dato è la crescita decisa dei siti delle pubbliche amministrazioni. Lungo tutto l’anno passato e nei primi mesi di quest’anno molte pubbliche amministrazioni, a cominciare dai Ministeri, hanno cominciato a mettere online i propri siti. Rispetto ai siti precedenti è emersa una maggiore attenzione alla qualità, in termini di usabilità e accessibilità, come dimostra del resto la recente discussione attorno alla legge sull’accessibilità.

In termini di mercato il 2002 ha rappresentato un periodo di recessione sia per l’intero comparto ICT sia per Internet. L’indagine su 200 provider ha portato a concludere che il principale motore di sviluppo della rete sarà la Banda Larga. Con le connessioni veloci e always on l’utilizzo dello strumento telematico diventa più responsabile e vengono modificate le stesse abitudini di navigazione.

In ultimo la nuova parola chiave che gli operatori del settore hanno scelto per il futuro è affidabilità. Per coinvolgere il maggior numero di consumatori e per far uscire l’Internet italiano dalla ‘malattia’ in cui è caduta nell’ultimo anno è necessario favorire una visione affidabile delle tecnologie e delle imprese che vi girano attorno.

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