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Gli standard del Web restano liberi

Approvata la nuova patent policy del W3C, il documento che stabilisce la brevettabilità degli standard del Consorzio WWW. Si accetteranno solo brevetti liberi da diritti

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Uno dei più intricati documenti ufficiali del W3C ha visto la luce lo scorso 20 maggio. La W3C Patent Policy (la norma sui brevetti del W3C) stabilisce in che modo e sotto quali regole vadano brevettati gli standard tecnologici del Web, promulgati e diffusi dal Consorzio WWW.



Gli standard promulgati dal W3C non dovranno, se non in alcuni casi, contenere brevetti che prevedono un pagamento per il loro utilizzo. Tutte le tecnologie, come ad esempio lo stesso linguaggio HTML, non potranno accettare soluzioni o innovazioni per i quali viene richiesto un pagamento da parte del promulgatore.



Il documento stabilisce la strada maestra del futuro Web definendo i rapporti fra il W3C e le aziende coinvolte nel lavoro di sperimentazione tecnica. Garantisce che il Web del futuro possa svilupparsi lungo la strada maestra della interoperabilità, esportabilità e gratuità. Garantisce anche che tutti i soggetti commerciali coinvolti nella sperimentazione tecnica e nell’innovazione tecnologica possano crescere e continuare a fare profitti.



Tim Berners-Lee, il fondatore del World Wide Web e direttore del W3C, ha pubblicato una lunga nota in cui ripercorre la gestazione del documento e in cui si definisce una sorta di spartiacque fra il Web del decennio passato e il Web del futuro.



«La decisione iniziale di basare il Web su standard liberi da royalties – ha detto Berners-Lee – è stata vitale per il successo ottenuto finora». Gli standard liberi dai diritti d’autore hanno permesso alle «software house e alle aziende di commercio elettronico di generare profitti e alla sfera non commerciale del Web» di raggiungere enormi benefici. «Nello scegliere questa Patent Policy per il futuro – continua Berners-Lee -, abbiamo posato la prima pietra per un altro decennio di innovazioni tecnologiche, crescita economica e vantaggi sociali».



Una dichiarazione di successo, giunta dopo anni di lunghe discussioni e feroci polemiche. In un primo momento infatti, il W3C, o per lo meno il gruppo di lavoro che ne curava la stesura, aveva proposto una licenza (la RAND, Reasonable And Non-Discriminatory, la licenza “giusta e non discriminatoria”) che prevedeva il pagamento di diritti, seppure giusti (ossia ragionevolmente bassi) e non discriminatori. La regola che è passata adesso, anticipata nello scorso Novembre, è di tipo Royalty Free (RF), ossia “libera dai diritti d’autore”. Salta qualsiasi forma di pagamento ma rimane la brevettabilità e il riconoscimento ufficiale del diritto d’autore.



Alla stesura delle regole, e alla loro riformulazione attuale, ha partecipato gran parte della comunità Internet: dai rappresentanti del mondo open source ai grandi dell’industria, tra cui Microsoft, IBM, Nokia, Oracle, Sun, Xerox ecc. Un compromesso, il migliore che si potesse probabilmente ottenere, è stato raggiunto da quest’ultimo documento, accettato dalla maggioranza del Consorzio WWW e accolto in pieno dal suo direttore.



Il documento prevede che tutti coloro che partecipano alla stesura delle Recommendation del W3C debbano rilasciare i propri contributi senza pretendere pagamento o diritto economici (licenza RF). Nel caso in cui ci fosse la necessità di adottare una tecnologia non coperta dalla licenza RF, una commissione (PAG, Patent Advisory Group) dovrà decidere se accettare o rigettare la richiesta. In questo caso si potrà arrivare addirittura alla sospensione dei lavori su quella specifica tecnologia.



Il W3C ha trovato un compromesso fra le due principali istanze di sviluppo che si contrappongono sulla rete Internet: chi voleva un Web imbrigliato nelle rivendicazioni di diritti e un Web aperto alla sperimentazione e alla diffusione delle conoscenze. Da oggi chi volesse rivendicare diritti economici sulle nuove tecnologie potrà essere messo di fronte alla comunità degli sviluppatori ed essere giudicato. Il W3C conserverà il potere di decidere e divulgare le nuove tecnologie del Web. Tutto ciò a patto che ne sia capace; pronto cioè a seguire lo spirito di universalità che lo ha guidato sinora.

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