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Telefonare via Internet: da sogno a realtà?

Il Voice Over IP sembra essere finalmente uscito dalla condizione di eterna promessa. Si moltiplicano le iniziative in America e in Europa. Cresce il mercato. Ma su tutto aleggia lo spettro di regolamentazioni restrittive.

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Sono giorni caldi per il Voice Over IP. La tecnologia che
consente di effettuare chiamate vocali sfruttando il protocollo IP e di ridurre
così drasticamente il peso della bolletta telefonica, sembra essere davvero
giunta ad un punto di svolta. Le notizie sono soprattutto di provenienza americana,
ma potrebbero in qualche modo anticipare gli eventi e le tendenze cui assisteremo
presto nel nostro continente.

Molte delle recenti considerazioni degli analisti hanno avuto origine da un
annuncio di IBM. Entro il 2008, l’80% degli impiegati comunicherà
attraverso terminali e reti VoIP, con conseguente abbandono del tradizionale
sistema di telefonia. Oltre alla riduzione dei costi, l’azienda americana punta
a sfruttare uno dei principali benefici della soluzione basata su IP: la possibilità
di far convergere in unica infrastruttura comunicazione vocale, sistemi di messaggistica
e collaborazione, posta elettronica, videoconferenza. Oltre che sui propri servizi
di rete, IBM si affiderà alle soluzioni di aziende come Alcatel, Simens,
Avaya e Cisco. Quest’ultima ha da tempo fatto il salto nel campo del VoIP e
buona parte dei profitti registrati nell’ultimo trimestre derivano proprio dalla
vendita di apparecchi telefonici basati su questa tecnologia. Un altro segnale
interessante.

Se il mercato aziendale sembra aprirsi in maniera promettente, i sommovimenti
si fanno sentire anche sul versante dell’utenza personale. Piccole aziende americane
come Vonage, 8×8 o VoiceGlo,
offrono tutte interessantissimi pacchetti per le chiamate locali e internazionali,
con sistemi di abbonamento basati quasi sempre sul modello della flat. In un
precedente focus, abbiamo poi parlato di Skype, il sistema
VoIP creato dagli autori di Kazaa. Rivoluzionario sia per la qualità
vocale che per il modello di funzionamento basato sul P2P. Alla fine dell’articolo
facevamo cenno al problema della regolamentazione di questi servizi. E’ chiaro,
infatti, che né i big della telefonia tradizionale né le autorità
di controllo delle telecomunicazioni avrebbero assistito impassibili all’esplosione
potenziale di questo mercato.

Per quanto riguarda gli USA, non è ancora definito l’orientamento della
FCC (Federal Communication Commission), l’organo che vigila
sul settore delle telecomunicazioni. Alla recente conferenza sul wireless di
Santa Clara organizzata dalla Pulver (società fornitrice
di servizi e apparecchi per il VoIP), l’ex presidente della FCC, Reed
Hundt
, ha reso nota una lettera inviata dall’attuale presidente, Michael
Powell, al senatore Ron Wyden. Il messaggio era chiaro: fare presto. Alla FCC
sono insomma consapevoli che la situazione sta evolvendo in maniera molto rapida,
al punto da richiedere un intervento urgente della Commissione. La questione
di fondo è semplice: le aziende che offrono servizi di telefonia VoIP
vanno equiparate a quelle tradizionali? Per il momento l’unico pronunciamento
è quello di un giudice del Minnesota. Nella sentenza è detto chiaramente
che l’equiparazione non va fatta, per cui le società operanti sul VoIP
possono vendere piani di abbonamento a prezzi inferiori rispetto alle compagnie
telefoniche. Queste ultime non stanno comunque a guardare, e sia Verizon
che Qwest hanno annunciato iniziative commerciali per i prossimi
mesi.

Resta comunque da vedere il modo in cui le varie Telecom affronteranno quella
che a questo punto si profila come una minaccia. Sceglieranno la via del lobbying
a tutto campo per difendere posizioni di rendita o sapranno cogliere l’occasione
per aprirsi a nuovi modelli di business? Il già citato Reed Hundt ha
dato un piccolo suggerimento: le Telecom offrano all’utente la possibilità
di telefonare gratuitamente con il VoIP e lo spingano a investire i soldi risparmiati
in un accesso a banda larga. Ottimo. Anche perché metterebbe in moto
altri servizi che proprio contando su collegamenti veloci potrebbero finalmente
decollare. A ben guardare, poi, il modello proposto da Hundt è quello
di Fastweb. Per ora ha dimostrato di funzionare.

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