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Eminem inchioda Apple: infrazione di copyright

La vicenda è pressochè paradossale: proprio l'azienda paladina del copyright in seguito all'uscita dei suoi iPod e iTunes si trova ora in tribunale a rispondere di una seria infrazione del diritto d'autore. L'accusa è rappresentata dal rapper Eminem.

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Chi di copyright ferisce, di copyright perisce. Nulla meglio di una simile freddura riassume l’assurda vicenda che sta coinvolgendo in una causa legale il noto cantante Eminem e la Apple con il suo iTunes. Eminem, per mano della propria casa discografica Eight Mile Style, avrebbe chiamato in causa non solo Apple, ma anche Viacom, MTV e l’agenzia pubblicitaria TWBA.

Pietra dello scandalo una pubblicità commissionata da Apple per promuovere iTunes e iPod. Nel promo si vede un ragazzino con gli auricolari ed un iPod in mano, e il ragazzino canticchia “Lose yourself” (recente successo del rapper). Secondo la Eight Mile Style, però, «in nessun momento Apple, Chiat/Day o MTV hanno ricevuto autorizzazione o permesso per registrare, riprodurre, trasmettere, copiare, usare o sfruttare in altro modo la composizione per alcuno scopo».

L’accusa al momento non avanza precise richieste di carattere economico, ma si lascia tuttavia intendere che un possibile patteggiamento dovrà contemplare un risarcimento adeguato alla «statura iconica» raggiunta dal rapper in seguito ai recenti successi musicali e cinematografici.

La vicenda ha risvolti paradossali in quanto proprio la Apple si è fatta recentemente paladina del copyright con una stretta alleanza con la RIAA (associazione delle maggiori case discografiche statunitensi) ed entrambe hanno intrapreso una importante battaglia contro il file sharing per limitare un fenomeno dannoso (e spesso definito “criminale”) per i compensi derivanti dai diritti d’autore.

Ora la Apple ha precauzionalmente rimosso il promo contestato dal proprio sito Internet, ma la frittata è ormai fatta. La questione con Marshall Bruce Mathers III (nome proprio di Eminem) potrà presumibilmente chiudersi con un lieto fine a suon di dollari (una richiesta non ufficiale valuta il danno in 10 milioni di dollari), ma la gaffe rimane e la ricaduta negativa sull’immagine del gruppo è pressoché inevitabile.

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