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Caso SCO: IBM chiede l’archiviazione

IBM ha ufficialmente chiesto alla Corte statunitense competente del caso SCO di procedere ad una archiviazione delle accuse mosse contro Big Blue: dopo oltre un anno di richieste, nessuna prova è stata apportata. SCO, al momento, tace.

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Dopo un anno di screzi legali non si è arrivati ad alcuna conclusione e soprattutto a nessun verdetto di colpevolezza. Per questo motivo IBM chiede ufficialmente che il caso SCO venga chiuso con relativa decadenza delle richieste multimilionarie avanzate dalla piccola casa determinata a far valere i propri diritti sul codice Unix.

Secondo IBM il caso va archiviato semplicemente perchè SCO non è riuscita ad apportare alcuna dimostrazione alle tesi di infrazione di dopyright proposte. SCO aveva inizialmente portato alla sbarra la cosiddetta “Big Blue” con una iniziativa legale veemente e reiterata (la posta in palio è stata successivamente alzata a 5 miliardi di dollari), ma i ritardi e la incontrovertibile vacuità delle accuse ha fatto emergere nel tempo la sensazione di una certa fragilità delle posizioni SCO.

Nessuna ulteriore dichiarazione è trapelata da IBM oltre alle parole ufficialmente inviate alla Corte statunitense competente. Parallelamente non giunge alcun commento da parte di SCO. Dopo IBM, SCO ha tirato in ballo Daimler Crysler, AutoZone, Linus Torvalds ed altri grossi nomi in qualche modo legati al sistema operativo Linux.

Recentemente una ricerca esterna al caso ha inoltre evidenziato come la paternità di Torvalds sul pinguino sia solo simbolica, in quanto il codice sarebbe tratto da Minux, Unix e altre fonti. Kenneth Brown, presidente della Alexis de Tocqueville Institution, ha inoltre sottolineato come «Unix sia uno dei sistemi più licenziati, imitati e derubati della storia dei computer».

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