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In atto il netstrike contro la Urbani

Come promesso: alle 15 il sito del Ministero dei Beni Culturali è stato affossato dai contatti di chi ha inteso aderire al netstrike contro la legge Urbani. L'iniziativa, promossa dal comitato Boicotta il Biscione, è stato criticato da più parti.

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È attualmente in corso, e se ne sono immediatamente avvertite le avvisaglie, il netstrike che il comitato del Bo.Bi ha progettato e promosso contro il DL Urbani. Nel mirino il sito web istituzionale del Ministero dei Beni Culturali: sommando molti contatti in pochi minuti il sito viene rallentato fino a essere reso non consultabile, un espediente che i responsabili paragonano ad un semplice girotondo privo di danni ma portatore di un semplice disturbo temporaneo.

Il netstrike era programmatp tra le 15 e le 15.45 del 31 Maggio, e segue di pochi giorni una iniziativa identica proposta con eguali finalità. Nei giorni però le cose sono cambiate: nelle ultime ore il ministro Stanca ha ribadito le dichiarazione emerse nei giorni precedenti secondo cui sarebbe in moto un certo quale dietrofront che porterebbe a reintrodurre nel testo il paradigma del “fine di lucro”, distinguendo così il P2P per uso privato da quello per uso commerciale fraudolento.

Per tale motivo il netstrike è stato stigmatizzato da più parti come una protesta che non tiene conto della mano tesa dal Governo, iniziativa in grado di mettere a rischio i timidi tentativi di accordo emersi dalle ultime dichiarazioni concilianti.

La mancanza di particolari sistemi preventivi rende piuttosto difficile la riuscita di iniziative ostruzionistiche di questo tipo, ma il netstrike è comunque figlio della forte eco che il DL Urbani ha avuto negli ultimi tempi e soprattutto del passaparola che, tramite siti web di appoggio e pianificate catene di S.Antonio, ha promosso l’iniziativa sulla Rete.

La notizia ha trovato altresì uno specchio di tutto rilievo su testate quali The Inquirer e The Washington Post. Quest’ultima, in particolare, riporta una dichiarazione di Robin Gross, presidente dell’associazione non-profit IP Justice, secondo cui la Urbani è «la legge più estrema contro il peer-to-peer a livello internazionale».

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