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Pay-Per-Click, «il 50% dei click è fraudolento»

Secondo un'indagine condotta da Clicklab e ripresa da varie testate giornalistiche, il 50% dei click ottenuti su sistemi di pay-per-click risulterebbe essere di origine fraudolenta, dunque inutile. Sprecata, quindi, la metà degli investimenti promozionali

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Un’indagine condotta dall’agenzia Clicklab getta luci tetre sulla realtà del Pay-Per-Click, mette in discussione tutte le teorie di marketing che vi si basano e soprattutto pone seri interrogativi sull’opportunità di talune campagne pubblicitarie oggi esistenti su canali quali Google o Overture.

L’analisi infatti suggerisce come, per talune specifiche categorie, i click ricevuti dai vari annunci possano essere errati, fraudolenti, o comunque inutili allo scopo. La percentuale di fallacia potrebbe addirittura raggiungere il 50% del totale, e considerando che il sistema pay-per-click è la base portante di gran parte del marketing operato dai grandi gruppi in Rete, ne consegue che le conseguenze di tale punto interrogativo assumono una rilevanza decisamente elevata. Nessuna precisazione circa le categorie maggiormente colpite trapela dal CEO Clicklab, Dmitri Eroshenko, il quale però etichetta il problema paragonandolo a quello dei virus e ponendo seri dubbi sulla possibilità di una soluzione univoca e determinante.

L’argomento viene affrontato da testate del calibro del Wall Street Journal, e dallo spunto proposto da Clicklab emergono ulteriori conseguenze che aggravano il quadro della situazione. Innanzitutto si fa più labile la base sulla quale hanno scommesso tutti coloro i quali stanno investendo sul titolo Google, in quanto la voce attiva del gruppo si basa preminentemente sul PPC. Inoltre si pone l’interrogativo propositivo dedicato ad una possibile alternativa: è possibile certificare in qualche modo i click in modo da ridurre la percentuale di investimento sprecata?

La frode legata ai click viene analiticamente suddivisa in due parti distinte: la frode legata alla competizione e quella legata all’affiliazione. Nel primo caso un’azienda può predisporre sistemi automatici di click sulle promozioni rivali al fine di vanificare il marketing della concorrenza e costringere i rivali di mercato a (letteralmente) sprecare risorse. Nel secondo caso, gli utenti affiliati a progetti quali AdSense di Google possono avere interesse a falsificare i click sulle promozioni alla specifica finalità di un ritorno economico privato.

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