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Linux Core Consortium: 4 gruppi e grandi assenze

Il Linux Core Consortium, gruppo che si propone la creazione di uno standard per una maggiore compatibilità dei prodotti software in ambito Linux, nasce con buoni auspici ma con l'handicap di alcune importanti assenze: IBM, SuSe e RedHat.

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4 vendor Linux assieme per dare maggior slancio al sistema del pinguino offrendo la sinergia della compatibilità: è su questa falsa riga che nasce il Linux Core Consortium, gruppo che unisce 4 firme quali la brasiliana Conectiva, la francese Mandrakesoft, la giapponese Turbolinux e l’americana Progeny.

Il progetto comune prevede i suoi primi frutti nel 2005 e si baserà sul Linux Standard Base (LSB) 2.0 redatto nel 2004 dal Free Standards Group: la piattaforma comune è pensata appositamente per diminuire la frammentazione della comunità open source, limitare i problemi di compatibilità tra i vari vendor, aumentare le possibilità di scelta a disposizione dell’utenza ed offrire così un prodotto più forte e competitivo.

Apparentemente un passo avanti importante per la comunità Linux, la notizia viene però presa con le pinze da quegli analisti che vogliono notare nel tutto più le assenze che le presenze. E le assenze sono pesanti: i 4 gruppi consorziati sono decisamente minoritari nell’ambito della programmazione open source e la mancanza di due big quali Novell (SuSe) e RedHat pesa come un macigno sulle ambizioni del neonato gruppo. Assente anche il nome di IBM, uno dei maggiori investitori nel progetto Linux del recente passato.

Il Linux Core Consortium può d’altro canto contare però su appoggi non di poco conto quali HP, Computer Associates e Sun (quest’ultima applaude calorosamente l’iniziativa e, in occasione del lancio del nuovo Solaris 10, promette il totale appoggio del gruppo allo standard LCC).

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