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Avanzano i music store, in calo le vendite di CD

L'utenza che acquista musica è sempre più rivolta ai music store e sempre meno propensa ad acquistare CD. Lo rivela un'indagine secondo cui entro il 2010 oltre il 15% degli acquisti avverrà tramite i negozi di musica digitale

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MacWorld, riportando i dati ottenuti da una indagine del gruppo Informa Media Group (IMG), fotografa la situazione attuale del mercato della musica digitale e ne traccia le rosee prospettive future: il dominio dei CD è in pratica agli ultimi sospiri e l’avanzata del download è ormai avviata verso la soglia critica per l’esplosione vera e propria del nuovo mercato.

Ad oggi il mercato dei music store rappresenta già il 4.6% del mercato globale della musica mondiale. Per il 2010 si prevede che tale fetta di mercato debba raggiungere il 15.2%, raggiungendo così un mercato quantificabile in 1.981,2 milioni di dollari (contro gli attuali 179.5, già previsti in crescita esponenziale per i prossimi mesi).

Secondo Simon Dyson, direttore della ricerca IMG, un punto chiave per il mercato della musica digitale è insito nella conversione dei cosiddetti “sharers”, ovvero coloro i quali preferiscono ancora e sempre il download gratuito tramite P2P ai sistemi legali di acquisto tramite music store. Tale conversione porterebbe nuova linfa al mercato e permetterebbe di debellare quello che le major vedono come il peggior nemico: il file sharing. Il raggiungimento di tale obiettivo garantirebbe maggiori prospettive di lungo periodo rendendo ancor più roseo l’orizzonte del nuovo mercato musicale.

Il report indica in iTunes il motore della rivoluzione e nega qualsivoglia problema in quanto a compatibilità tra i formati. Secondo l’autore il fatto che è approsimativamente affermabile come tutte le offerte dei music store siano ormai quasi parificate, significa che avere un lettore piuttosto di un altro non comporta problemi all’utente. Chi ha l’iPod userà iTunes, e cosa analoga succederà con altri lettori ed altri music store.

Va sottolineato come tale prospettiva sia stata più volte criticata da chi anela invece una convergenza dei formati a vantaggio della libertà dell’utenza. Se i dati del report sono dunque utili per comprendere la realtà del settore, diversa luce va gettata sull’interpretazione dei dati stessi, deviata probabilmente dalla (normale) parzialità della fonte di divulgazione.