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Bufala: un bambino di nome Yahoo

Dragoman Lucian Yahoo. E' questo l'incredibile nome che una coppia di rumeni ha dato al proprio figlioletto nato il giorno di natale. Secondo la madre il nome è un omaggio a Internet, uno dei punti di riferimento della sua vita.

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Incontrarsi sul web, conoscersi, chattare. Scoprire un certo feeling. Un messaggio dopo l’altro, costruire una piccola storia d’amore che poi esplode e travalica il vincolo del monitor per invadere la realtà. Incontrarsi, conoscersi, sposarsi. Fare un figlio. E chiamarlo Yahoo.

La storia non è una metafora romanzata, nè una narrazione di stampo tecnologico, né tantomeno una favola futuristica basata sul Net. La storia è una storia vera, raccontata dagli stessi protagonisti alla testata Daily Libertatea (ripresa da Reuters), e nella sua paradossale semplicità diventa vero e proprio emblema della crescente invasione (o invadenza?) del web nella realtà offline.

Cornelia e Nonu Dragoman, rumeni, coloro i quali in questa storia interpretano il ruolo dei genitori del bambino, sono semplici cittadini della Transylvania. I due si sono incontrati online e, dopo tre mesi di chat ed incontri virtuali, hanno deciso di incontrarsi dal vivo. Sconfessando ogni teoria per la quale i rapporti online sono destinati a morire se portati fuori dallo schermo, la coppia è convolata a giuste nozze. Infine, il giorno di Natale, ecco il pargoletto.

Il bambino avrà sui propri documenti il seguente nome: Lucian Yahoo Dragoman. All’ovvia domanda circa l’origine del nome, la mamma del piccolo ha risposto con gran semplicità: «lo abbiamo chiamato Lucian Yahoo per mio padre e per il Net, i due veri fari della mia vita». Se non fosse tutto assolutamente reale bisognerebbe chiudere con “e vissero felici e contenti”.

UPDATE
Se non fosse tutto assolutamente falso bisognerebbe ora raccontare la seconda puntata della storia. Invece la storia finisce con una clamorosa smentita ed il licenziamento di colui che ha dato il via al falso scoop: Ion Garnod.

Il giornalista, licenziato in tronco una volta scoperta l’infondatezza della notizia, ha ammesso la propria colpa ed ha motivato il tutto con la volontà di creare uno scoop per «fare bella figura». Ignorando il fatto che una buona carriera nasce da una buona informazione, il giornalista è oggi senza lavoro e l’ardire di chiamare proprio figlio come un motore di ricerca è onore/onere lasciato a qualche altra coppia.

La storia, resa nota grazie alla diffusione offerta da Reuters, si è rivelata essere una clamorosa bufala e dunque l’incredibile vicenda scompare rimanendo semplicemente archiviata tra gli hoax della Rete. Secondo Simona Ionescu, vice-caporedattrice del Daily Libertatea, «se fosse stata vera, sarebbe stata una bella storia davvero per un articolo».

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