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Apologia del P2P: dove sta Kazaa?

Due importanti sentenze decideranno entro poche settimane il futuro del P2P: Kazaa potrebbe essere sull'orlo del non-ritorno

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C’era una volta Kazaa. C’è anche oggi, ma siamo ormai alla terza generazione ed i funerali di quella che è stata la gloriosa seconda generazione del P2P sono ormai vicini. Prima c’era Napster, e il P2P era conosciuto come una rivoluzione che ha svezzato tanti neofiti del web. Poi venne Kazaa, ed il settore ha assorbito una quantità tale di risorse da imporsi alle cronache quotidiane del web per molti mesi. Ora i tempi sono quelli di BitTorrent, di eDonkey, dei nuovi music store anti-P2P. E soprattutto si avvicinano alcune scadenze legali che potrebbero determinare il futuro del settore e del mercato musicale nella sua più ampia globalità.

I dati Slyck sono sufficientemente chiari per fotografare la situazione attuale del peer-to-peer: mentre la rete eDonkey2K assomma circa 3.4 milioni di utenti, la rete FastTrack (Kazaa, Grokster, iMesh) è ferma a 2.8 milioni. Il dato è importante soprattutto alla luce di quello che è stato un recente passato fatto di record e successi: se il settore ha attratto un numero crescente di utenti, ciò è dovuto in particolare a quella che oggi è la rete più diffusa, in quanto in 2 soli anni è venuto a configurarsi un autentico ribaltone. Nel maggio 2003 Kazaa era il software più scaricato al mondo, pochi mesi più tardi ne veniva già fotografato il primo importante declino, oggi si registra un dato annuale dai connotati drammatici: le visite al sito Kazaa sono calate di circa il 70% (report Media Metrix: indisponibili i dati relativi al traffico in download/upload).

Le cause del tracollo del software Sharman Networks (giunto oggi alla versione 3.0) sono variegate e, in base alle rispettive necessità interpretative, altrettanto varie sono state le speculazioni al proposito. Sicuro è l’apporto alla debacle rappresentato dalle denunce legali che la RIAA ha affondato contro gli utenti del network FastTrack: migliaia le denunce nell’offensiva iniziata nell’Aprile 2003 e giunta ormai a circa 10.000 John Doe. Importante, inoltre, il peso che il software ha dovuto subire nel momento in cui la concorrenza si faceva più pressante e vari istituti di ricerca etichettavano Kazaa come uno tra i più pestilenziali distributori di spyware al mondo. Una certa rilevanza alla caduta del brand Kazaa hanno poi avuto alcuni problemi di sicurezza identificati in particolare nel sistema Altnet e lo scarso feeling avuto con il resto del mondo del P2P (sfociati nella mancata affiliazione al P2P United: l’ambigua linea tentata da Kazaa tra file sharing e major ha determinato infine una sorta di penalizzante rifiuto da entrambi i poli). La sfiducia crescente dell’utenza, soprattutto, ha avviato un allontanamento che con il tempo (e con la minor disponibilità di file a disposizione) ha scatenato il veloce trend al ribasso che si riverbera oggi in tutta la sua gravità.

Il punto di non ritorno potrebbe ora essere vicino: tra poche settimane arriverà la sentenza del giudice Murray Wilcox nel caso che vede la Sharman Networks difendersi dall’accusa di aver incoraggiato la pirateria: nel Febbraio 2004 una serie di improvvise perquisizioni aveva permesso all’accusa di entrare in possesso di importante documentazione interna al gruppo a capo del software Kazaa, in seguito l’apertura e l’analisi dei documenti è stata autorizzata al fine di meglio approfondire la questione. Ora il giudice dovrà stabilire se per il software vale o meno lo stesso principio “Betamax” applicato a VHS e fotocopiatrici (l’uso legale dello strumento autorizza automaticamente alla distribuzione dello strumento stesso e ad essere illegale è eventualmente l’uso che l’utente ne può fare). La sentenza assume i connotati di una sfida legale decisiva soprattutto perché il tutto prende luogo in Australia, ove v’è la sede legale Sharman Networks, ove risiede il cuore di Kazaa e dove, dunque, Kazaa può essere colpito direttamente nella propria struttura societaria. Una eventuale sentenza contraria ai principi espressi dal software darebbe il via ad una ulteriore iniziativa volta ad avanzare un’ingiunzione per il pagamento dei danni pregressi causati al mondo della discografia dall’uso fatto del “software più scaricato di sempre”. E non sarebbe questione di pochi dollari.

Il tutto giunge poi con una importante coincidenza: la sentenza del noto caso Grokster è infatti similmente vicina, e l’esito delle due diverse iniziative legali (una in Australia, l’altra negli USA) potrebbe assestare un colpo letale a quello che è stato il network dominatore dello scambio di file per lunghi mesi. Il tutto mentre l’MPAA ha già nel mirino BitTorrent, configurando in ciò il nuovo fronte di una battaglia combattuta stato per stato, sentenza per sentenza. Viceversa, è degli ultimi giorni la notizia della denuncia che un’utente nel mirino RIAA avrebbe intentato contro il provider Comcast: l’accusa è di aver fornito i dati personali dell’utente stesso (accusato a sua volta di aver scambiato file illegali) agli inquirenti senza avere per ciò alcuna autorizzazione particolare. Ancora una volta sarà dunque un giudice a stabilire chi sieda dalla parte della ragione e con quali modalità, e sarà ancora una volta la giurisprudenza a plasmare radicalmente quello che è il futuro del settore.

Nel frattempo gli ideatori di Kazaa hanno spostato le proprie attenzioni: mentre il software peer-to-peer appare abbandonato al suo destino (le nuove versioni offrono poche migliorìe e subiscono l’inesorabile abbandono progressivo della comunità), infatti, Niklas Zennström e Janus Friis dedicano il proprio intuito all’idea Skype ed al mercato del VoIP. E mentre il mondo del “pitupì” dimentica progressivamente chi tanto ha contribuito alla sua crescita, nuovi nomi salgono sul trono del movimento per scrivere la nuova apologia del peer-to-peer: BitTorrent ed eDonkey (eMule) i principali, Exeem l’ultima novità degna di particolari attenzioni, Grouper e Mercora gli outsider. Sarà una legge a stabilire chi debba controllare il mercato, ma questa legge non sarà presumibilmente quella keynesiana della domanda e dell’offerta. Qui la macroeconomia c’entra solo fino a un certo punto.