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BSA: la pirateria cresce solo in Italia

Secondo un'indagine condotta in Europa e nell'area EMEA da IDC per conto della Business Software Alliance, l'Italia risulta essere l'unico paese avente tasso di pirateria in crescita: mentre l'Europa passa dal 37 al 35%, l'Italia passa dal 49 al 50%

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«Dallo studio a livello mondiale, commissionato da Business Software Alliance ad IDC, il nostro Paese, insieme alla Danimarca, risulta l’unico che va contro la tendenza media di riduzione nel tasso di pirateria software nell’area EMEA»: i dati risultanti dal Global Piracy Study (condotto nel 2004 da IDC su commissione BSA) bocciano l’Italia in quanto unico paese in controtendenza rispetto al calo tendenziale registrato in tutta Europa in riferimento ai dati sulla pirateria informatica.

In particolare la pirateria in Europa risulta essere scesa di circa 2 punti percentuali, passando dal 37 al 35%; nell’area EMEA passa dal 41 al 39%; l’Italia, al contrario, vede il dato salire dal 49 al 50%. Così commenta i dati Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia:«Nonostante il 2004 sia stato un anno caratterizzato da un impegno senza precedenti da parte delle Forze dell’Ordine […] per la tutela della proprietà intellettuale, è evidente che serve un deciso cambio di marcia nell’approccio al problema […] con l’obiettivo di cambiare la diffusa percezione che la pirateria, per il fatto di essere tecnicamente “alla portata di tutti”, sia un comportamento lecito o, comunque, di modesta gravità».

Secondo Francesca Giudice è addirittura paradossale che un paese come l’Italia, quotidianamente impegnato nel contrastare la «minaccia al Made in Italy», si trovi ad essere uno dei paesi con il maggior assorbimento di prodotti contraffatti (ed il trend fotografato sia di crescita).

Il fenomeno è così spiegato da Steven Frantzen, IDC Managing Director: «La pirateria è costume prevalente in nazioni in cui il mercato del software è ancora in fase di sviluppo e il PC si sta ancora definendo come parte integrante del lavoro e della vita quotidiana». Il problema è dunque profondo, affonda le radici nella storia dello sviluppo delle tecnologie nel sistema Italia, ma minaccia di riverberare pericolose conseguenze sul futuro: «da questo discendono anomalie quali l’elevata mortalità imprenditoriale e lo scarso contributo in termini di valore aggiunto a livello macroeconomico».

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