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Google Checkout, ma PayPal non trema

Google Checkout si presenta più come un sistema di autenticazione che non come un portafoglio universale. Google garantisce le transazioni, ma le prime presentazioni sembrano non metterlo in diretta concorrenza con PayPal. Lo scontro è per ora scongiurato

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Google toglie il velo sull’annunciato Google Checkout: trattasi di un servizio di autenticazione con cui in pochi passi e procedura sicura un utente dotato di Google Account è in grado di autenticarsi su un sito esterno per procedere ad un acquisto. Niente portafoglio universale, niente sostituzione in toto di PayPal, ma semplicemente uno strumento in grado di facilitare l’autenticazione su un negozio sconosciuto con la garanzia di non dover fornire la propria carta di credito (conservata e gestita esclusivamente da Google) nè eventualmente il proprio indirizzo mail: Google si interpone e fa da garante, tenendo inoltre traccia dei propri acquisti sull’apposita pagina riservata (ancora inibito l’accesso dall’Italia). Le transazioni monetarie determinano un costo del 2% sul totale e di 20 centesimi per ogni singola operazione effettuata.

PayPal non trema e forse Google non ne aveva l’intenzione: la “coopetition ” ha un equilibrio molto labile, perdere eBay è un rischio, azzardare una mossa troppo offensiva potrebbe essere strategicamente controproducente. Il nuovo Google Checkout è realtà (almeno negli USA) e si allontana sostanzialmente da quello che era il quadro dipinto nei giorni precedenti: PayPal ancora non ha un suo vero e proprio killer e da Standard and Poor’s Equity Research arriva un segnale chiaro circa quella che sarà la concorrenza tra i due servizi: «PayPal ha un significativo vantaggio competitivo».

La concorrenza non è propriamente nel mercato consumer, ma può esserlo in ambito business: Google Checkout offre un servizio facilitato di autenticazione e minori ritenute sul prezzo, imbattendo in ciò direttamente sul rivale di proprietà eBay. Ulteriori vantaggi, inoltre, sono offerti ai negozi che già spendono per promozioni AdWord: ogni dollaro speso in pubblicità accredita 10 dollari nei costi di transazione. Tale mossa colpisce non solo eBay ma anche Microsoft e Yahoo, apportando un nuovo vantaggio competitivo al proprio sistema di raccolta pubblicitaria.

Tra i primi negozi affiliati vanno annoverati Starbucks, Timberland, Levi’s e Buy.com. L’opinione degli analisti è comune: Google Checkout può rappresentare una teorica minaccia che nel lungo periodo non dovrebbe comunque preoccupare eBay. Negli ultimi giorni Wall Street ha penalizzato pesantemente il titolo eBay per paura di Google Checkout ed oggi il giudizio è nuovamente messo alla prova.

Update
Google Checkout è ora raggiungibile anche dall’Italia, anche se non utilizzabile. Il modulo di registrazione richiede il numero di carta di credito (Mastercard e Visa tra le opzioni), un indirizzo ed un numero di telefono:

Google Checkout

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