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eBay vieta Google Checkout

eBay ha vietato Google Checkout alla propria utenza. Il servizio rivale è stato estromesso dalle opportunità di pagamento perchè ritenuto troppo giovane per essere certificato al cospetto degli utenti. Il motivo reale sembra essere però strategico

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eBay ha formalmente vietato ai propri utenti l’uso di Google Checkout. L’ufficialità è giunta nella giornata di ieri, quando nella lista dei pagamenti off-limits (al pari del noto PostePay) è comparso il nome del prodotto rivale. La coopetition diventa sempre meno cooperazione e sempre più competizione ma, nonostante la situazione rimanga favorevole a eBay, è proprio quest’ultimo gruppo a subire le conseguenze più importanti a questo stadio.

Se non è difficile intravedere motivazioni strategiche dietro la scelta di eBay, la motivazione ufficiale addotta è però un’altra: Hani Durzy, portavoce eBay, ha spiegato infatti che il servizio di Google è appena nato, non è ancora stato testato, non può garantire margini di sicurezza sufficienti e dunque la scelta primaria non poteva che essere quella di una estromissione. Tali parole sembrano lasciare aperto un varco per il futuro, ma al momento le due entità rimarranno separate e, per poter acquistare su eBay, l’account Google non avrà al momento utilità alcuna.

Il momento di eBay si è fatto difficile dopo l’annuncio di Jeff Jordan dell’abbandono della propria leadership del gruppo PayPal (ufficialmente per passare più tempo con la propria famiglia): Wall Street ha pesantemente penalizzato la pioggia di novità che sono giunte negli ultimi giorni e da più parti si è altrettanto pesantemente ridotto il margine di crescita ipotizzato per il titolo. Ciò nonostante rimane il fatto che Google Checkout al momento non sembra costituire un pericolo diretto al cuore di PayPal, dunque ogni valutazione ulteriore va ancora rinviata nel tempo.

L’abbandono di Meg Whitman ha creato un turbinìo di sostituzioni che vedrà in pochi giorni riorganizzati i vertici del management del gruppo. La borsa non ha apprezzato. Sull’altro versante l’estensione del core business aziendale è stato visto che rischioso, ma le opportunità sono evidenti ed il giudizio rimane dunque in sospeso. La sicurezza del servizio sarà la discriminante che porterà al giudizio più o meno positivo del mercato ed al successo dell’uno o dell’altro portafoglio virtuale. Una nuova ipotetica situazione di coopetition sembra a questo punto quantomeno lontana.

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