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All’alba del mercato dei testi musicali

Una volta si copiavano le cassettine e ce le si scambiava. Ora non più, ma tanto c'è iTunes. Una volta ci si scriveva i testi preferiti sul diario e li si passava agli amici. Ora non più, ma tanto c'è Gracenote

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Le major della musica hanno seria intenzione di trarre importante lucro tramite la commercializzazione dei testi dei brani musicali distribuiti. Quello che iTunes è stato per i file digitali, la società Gracenote lo sarà per i testi. Secondo Reuters il progetto avrebbe già raccolto importanti consensi da parte delle major ed il commento del vice presidente dello sviluppo del mercato Gracenote, Ross Blanchard, si è detto entusiasta: «Quando ci siamo avvicinati ai discografici, erano entusiasti. Ritengono che i diritti sui testi delle canzoni siano per loro una risorsa che non è sfruttata a dovere. C’è un buon numero di testi di canzoni che viene scaricato gratuitamente dalla rete».

Scatta a questo punto la riflessione circa il risvolto della medaglia: i servizi che ad oggi offrivano gratuitamente in rete i testi dei brani più famosi potrebbero presto essere presi di mira da azioni legali volte a regolarizzare una situazione che i grandi gruppi della produzione non esitano a stigmatizzare già fin da oggi. Nicholas Firth, presidente e amministratore delegato di BMG Music Publishing, sostiene che la licenza Gracenote produrrà un nuovo flusso in entrata che «garantirà ai cantautori di venire pagati per il loro lavoro».

Accordi commerciali con Yahoo ed Apple sarebbero già in corso di definizione per provvedere all’assegnazione dei primi canali di distribuzione del materiale di cui Gracenote detiene regolare licenza. I siti www.lyrics.com e www.azlyrics.com, indicati esplicitamente nella presentazione del sito come gli esempi emeriti dell’illegalità del settore, saranno probabilmente i primi presi di mira da quella che sembra essere una iniziativa legale quantomeno preannunciata (se non palesemente promessa).

Secondo Gartner l’accordo potrebbe garantire ai music store maggiori possibilità di incontro tra la musica e l’utente, aumentando la possibilità di convertire l’utente stesso in cliente: «se la gente va su Napster o Rhapsody e digita il testo di una canzone ascoltata un minuto prima, probabilmente procederà all’acquisto». Per le major una nuova fonte di entrata, per l’utente un nuovo servizio che sicuramente non implicherà oneri minori rispetto alla situazione attuale.

Una riflessione, per quanto superficiale, nasce spontanea: quegli anni ’80 fatti di cassettine registrate in radio per scambiarle con gli amici e di testi musicali scritti sul diario di scuola sembrano definitivamente finiti: nell’era informatica non sembra esserci più spazio per tutta questa libertà.