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HP, grossi guai dalla spy-story del CdA

HP ha due grossi problemi da risolvere. Da una parte c'è una talpa da trovare all'interno del CdA del gruppo; dall'altra ci sono da motivare le pratiche poco corrette portate avanti dagli investigatori che stavano intercettando 9 giornalisti interessati

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Le intercettazioni telefoniche colpiscono anche il mondo dell’informatica. Da alcuni giorni, infatti, il colosso Hewlett Packard ha i riflettori puntati per alcune pratiche poco corrette che rischiano di mettere in cattiva luce tanto l’immagine dell’azienda quanto la coesione del suo CdA. La spy-story di Palo Alto rischia ora di avere pesanti ripercussioni e solo facendo immediata chiarezza il gruppo potrà allontanare ombre minacciose già palesatesi all’orizzonte e già in discussione all’interno del CdA stesso.

Tutto nasce da alcuni articoli che portano alla pubblica portata alcune informazioni segrete proveniente da anonimi “insider”. Alla stampa arrivano inoltre indiscrezioni molto riservate relative ai rapporti interni al Consigli di Amministrazione del gruppo con tanto di voci sui dissapori insorti con l’ex-CEO Carly Fiorina. Si rende evidente, insomma, la presenza di una talpa interna da individuare a tutti i costi per annientare la pericolosa fuga di notizie dalla sala dei bottoni di Palo Alto.

Per scovare il problema, nell’impossibilità di mettere sotto osservazione i vertici del gruppo, il presidente HP Patricia Dunn ha assoldato un gruppo di indagine lasciando la responsabilità di risalire alla “gola profonda” che rendeva trasparenti le pratiche dell’azienda. L’illecito comportamento di tale gruppo, però, oggi crea scompiglio e sconcerto: tramite pratiche illecite ben 9 giornalisti sono stati messi sotto osservazione ed HP ha avuto a disposizione registrazioni derivanti dalle relative comunicazioni telefoniche e scambi di posta elettronica

Anche la SEC annuncia di voler approfondire la vicenda. HP si difende spiegando di aver dato il via libera alle pratiche al semplice scopo di scovare la talpa interna, dunque senza alcun fine ulteriore. La metodologia usata risulta però essere la vera pietra dello scandalo in quanto è fornendo false generalità che gli investigatori assoldati hanno potuto accedere alle informazioni personali dei giornalisti. Tra i nove giornalisti spiati da HP ve ne sarebbe anche uno del Wall Street Journal. Per il gruppo è innescata una bomba ad orologeria da disinnescare quanto prima.

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