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YouTube, Google chiude l’acquisizione

Google ha ufficialmente espletato le formalità per la definitiva acquisizione di YouTube. Uno scambio azionario basato su un intricato meccanismo di calcolo del valore dello stock ha portato la piattaforma per la condivisione video sotto nuova proprietà

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L’operazione è stata ufficialmente chiusa: YouTube è da oggi definitivamente parte integrante dell’universo Google con uno scambio che ha impegnato 3.217.560 azioni valutate con un articolato processo di calcolo del valore di stock durante le ultime settimane. Google si assicura 100 milioni di video visualizzati ogni giorno ed uno dei brand più in voga del momento, dovendo adottare nel contempo tutte le preoccupazioni derivanti dai fastidi legali legati al servizio acquisito.

L’ufficialità della chiusura dell’accordo è un passaggio meramente formale in quanto il tutto era stato già ampiamente annunciato ed esplicato con varie settimane di anticipo. Dopo la firma del gruppo nuovi sorprendenti risultati hanno coperto d’oro la trimestrale del gruppo ed il valore dello stock a Wall Street è salito in un solo mese da 420 a 480 dollari circa.

«Nei prossimi mesi introdurremo nuove eccitanti funzioni e programmi per stimolare la creatività e la partecipazione […]. La community rimarrà la parte più importante di YouTube»: Chad Hurley, co-fondatore ed attuale amministratore delegato del gruppo, spiega nel comunicato ufficiale diramato che YouTube intende proseguire il proprio cammino sulla linea vincente tracciata durante l’ultimo anno, un segno di continuità sottolineato peraltro anche dall’indipendenza del brand rispetto al nuovo proprietario.

Eric Schmidt, nel contempo, in un intervento alla Stanford University ha dovuto tranquillizzare quanti ipotizzavano un ritorno alla “bolla”: il CEO Google nega tale possibilità e soprattutto stigmatizza giudizi che francobollano il momento senza valutare che un interessante (pur se oneroso) investimento non può essere strumentalizzato per spargere pessimismo circa l’evoluzione in corso. Nei giorni scorsi Bill Gates aveva lasciato intendere il contrario: i sentori della bolla ci sono ed i grandi numeri derivanti da visite e traffico non possono più rappresentare un serio parametro di valutazione nel contesto di una valutazione oggettiva dei fenomeni della rete.

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