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Frattini: monitoraggio e censura del web

Frattini lo dice esplicitamente: nel nome della battaglia al terrorismo ed a garanzia della popolazione è necessario monitorare il web ed intervenire con la tecnologia per evitare che si possano cercare informazioni pericolose online

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Non è la prima volta che il vicepresidente della Commissione Europea con delega alla Giustizia Franco Frattini si fa notare per alcune dichiarazioni claudicanti in tema di web e libertà della rete. Nel caso specifico il concetto espresso è quantomeno forte: nel nome dell’antiterrorismo si potrà perseguire chi porta online informazioni pericolose quali ad esempio le istruzioni per fabbricare un esplosivo. Non solo: tali informazioni andranno filtrate ed inibite, così che nessuno possa trovarle.

L’intento primario non è nel censurare la rete, ma lo strumento adottato sembra voler essere questo: il controllo di particolari informazioni sarebbe parte di un pacchetto più complesso volto ad appesantire monitoraggio e controllo generalizzato al fine di istituire una authority in grado di intervenire rapidamente sulle potenziali casistiche pericolose. Tutto ciò, probabilmente per un segno del destino, nelle stesse ore in cui negli Stati Uniti decade uno dei principali punti di forza dell’FBI per il controllo antiterrorismo in rete (uno dei principi del Patriot Act è stato giudicato incostituzionale e pertanto vanificato).

Le prime avvisaglie di intervento erano state raccolte da Il Giornale nei giorni passati: «la minaccia di nuovi attacchi terroristici continua a essere alta […] Non c’è spazio per essere compiacenti o per abbassare la guardia». Oggi, 11 settembre, a distanza di anni da quel 11 settembre che fece sussultare il mondo intero, Frattini cavalca l’onda e torna a proporre soluzioni restrittive che applicate al web potrebbero avere effetti quantomeno deleteri: «proporrò che diventi penalmente perseguibile chi diffonde su Internet le istruzioni per fabbricare bombe» spiega il commissario ai microfoni de La Stampa. Il discorso viene ribadito inoltre ai giornalisti Reuters: «intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato… su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo». Timori per la limitazione della privacy? Nessuno: «francamente, istruire le persone a creare una bomba non ha niente a che fare con la libertà di espressione, o con la libertà di informare la gente […] Il giusto equilibrio, secondo me, è dare la priorità alla protezione dei diritti assoluti e, prima di tutto, il diritto alla vita».

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