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Una questione di privacy

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Se il caposaldo del 2.0 è la condivisione, allora possiamo pensare che anche la mancanza di privacy (già discussa diverse volte) lo sia.

Non tanto perchè grosse multinazionali o fantomatici gruppi di controllo hanno messo mano su dati che ci riguardano, ma perché chiunque abbia voglia di scrivere può lasciare una traccia.

Allora ci troviamo di fronte ad un grosso dilemma: come mettere d’accordo la libertà di parola e di espressione con il buon senso?

La domanda me la sono posta dopo essere venuto a conoscenza di un servizio, che permette di cercare stupratori, pedofili o più genericamente “Sex offender” e le loro abitazioni, o comunque di geo-localizzarli.

E ne hanno geo-localizzati, a quanto dicono, 650.000 solo negli USA, offendo anche servizi di controllo degli “approcci” in rete o di segnalazione del cambio di residenza per sapere se uno di loro è venuto ad abitare nelle vicinanze.

Non si rischia di ripetere l’errore dell’inquisizione? Chi segnala? Chi condanna? Chi verifica?

Penso che un blogger nostrano ha ben commentato. Voi cosa ne pensate?

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