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Facebook sperimenta il disco rigido virtuale

Pronta la versione beta di un'applicazione per il popolare sito di social networking che funziona come un disco rigido remoto. Nessun annuncio ufficiale, ma la documentazione API è già pronta. Facebook potrebbe così anticipare Microsoft e Google

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Facebook, il social network che ha scosso la rete negli ultimi mesi con la sua crescita a cifre da record, sembra poter arrivare per primo al prossimo grande servizio di internet: l’offerta di un disco rigido remoto a totale e libera disposizione degli utenti.

L’indizio arriva dal Wiki per sviluppatori di Facebook, nel quale quelli di RV2 hanno trovato tutta una documentazione sulle API per una applicazione, attualmente in beta, che faccia da disco rigido remoto. Non è dato ancora a sapersi quanto spazio sarà offerto, nè se sarà o meno un’applicazione gratuita (gli analisti sostengono che molto probabilmente sarà a pagamento ma che se fosse gratuita sarebbe una vera rivoluzione).

Se il progetto dovesse andare in porto, Facebook potrebbe fare concorrenza a S3 di Amazon, l’unico servizio che al momento si avvicina al concetto di disco rigido remoto, battendo sul tempo aziende del settore quali Google, Yahoo e Microsoft (quest’ultima ferma al concept Skydrive), da tempo attese al varco del virtual storage.

La notizia giunge in concomitanza con l’uscita di alcune ricerche che dimostrano come molti utenti non si fidino dei social network e vi inseriscano dati fasulli riguardo la propria identità. Il timore non è solo relativo alle minacce informatiche come il phishing, ma anche all’indicizzazione dei dati personali sui motori di ricerca. Spesso, infatti, le ricerche online sono fatte con lo scopo di acquisire più informazioni sulle persone, informazioni che necessariamente vengono attinte da siti come Facebook e che sono originariamente inserite dai soggetti in questione.

Un disco rigido remoto potrebbe generare ulteriori problematiche. Non solo i propri dati sarebbero affidati ad un soggetto esterno, ai suoi server e ai suoi computer, ma ci sarebbe anche un rischio sicuramente superiore rispetto allo storage sui supporti fisici tradizionali.

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