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La multa a Microsoft diventa un caso politico

Il Department of Justice contesta la decisione europea di confermare la multa a Microsoft definendo pericoloso tale approccio alla tutela della concorrenza. La Kroes non ci sta e pretende rispetto. Sembra insorgere il caso politico

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La domanda di un giornalista aveva aperto il dibattito già pochi minuti dopo l’annuncio del Tribunale di Primo Grado che confermava la maxi multa da 497 milioni di euro a Microsoft. Neelie Kroes, nella conferenza stampa convocata per l’occasione, aveva infatti dovuto rispondere esplicitamente al giornalista che ipotizzava un incidente diplomatico con gli Stati Uniti. E la risposta è stata secca: no, secondo la Kroes nessun incidente era nell’aria.

La smentita arriva a stretto giro di posta dal responsabile DOJ (Department of Justice) Thomas Barnett, il quale ha usato parole dure contro la sentenza europea: «negli Stati Uniti la legge antitrust viene fatta rispettare per difendere i consumatori proteggendo la concorrenza, non i competitor». Secondo il DOJ (opinione supportata peraltro anche da enti quali Association for Competitive Technology o Taxpayers’ Alliance), insomma, l’approccio europeo sarebbe sbagliato e porterebbe effetti contrari a quanto desiderato: meno competizione e pesanti conseguenze per i consumatori. Sebbene la Kroes avesse demistificato la possibilità dello scontro, il misfatto è agli atti: tra le parti il battibecco politico è ormai iniziato.

Le autorità di controllo USA da qualche tempo sono state giudicate più “morbide” rispetto al passato nei confronti dei monopoli e la stessa Microsoft avrebbe goduto di privilegi maggiori negli ultimi mesi. Il nome di Thomas Barnett giunge ora a gettare l’ennesima ombra di interesse sul caso: Barnett, prima di entrare nel DOJ, aveva infatti lavorato in uno degli studi legali che hanno difeso Microsoft nelle pregresse pendenze con l’antitrust. Barnett è passato dalla difesa all’accusa, quindi ha alzato la voce (con un documento ufficiale) contro una sentenza altrui, ed in ogni caso la sua posizione nei confronti di Microsoft non sembra mai essere stata particolarmente oppositiva. Egli, tuttavia, non ha mai lavorato direttamente a contatto con Microsoft e per un anno è già stato tenuto lontano dalla questione per evitare illazioni e sospetti. Ora, però, il suo passato riemerge e getta se non altro un punto interrogativo su una questione che vede surriscaldarsi gli animi e le dichiarazioni dei diretti interessati.

La Kroes ha definito «totalmente inaccettabile» l’intervento statunitense sulla sentenza. In vece della commissione antitrust, la richiesta è quella di un maggiore rispetto di quella che è una sentenza di una corte indipendente al di fuori della giurisdizione USA: così come l’Europa non giudica l’operato statunitense, oltre oceano si faccia altrettanto. Nei prossimi giorni la Kroes (la quale aveva lasciato intuire che i contatti tra le parti erano continui ed in pieno accordo) sarà a Washington ed avrà probabilmente modo di sentire le autorità di controllo USA per trovare un punto di incontro evitando il concretizzarsi di un vero e proprio incidente diplomatico.

Il rischio, infatti, è che lo scontro tra le aziende possa diventare uno scontro tra paesi, giurisprudenze ed economie opposti. La Kroes invita Microsoft a presentarsi alla Corte di Giustizia se pensa che la sentenza non sia equa, ma da Redmond al momento non trapela nulla. Non è detto che, con il gonfiarsi del caso ai piani alti della politica, il gruppo non intenda muoversi per tentare di ribaltare la situazione.

Da Microsoft non giunge cenno. Il team spiega semplicemente di aver sanato una posizione pregressa e di non vedere pendenze in atto con Windows Vista. Nei prossimi due mesi tutto potrebbe tornare in discussione: sottobanco i contatti non si sono probabilmente mai fermati.

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