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Musica digitale: +116%, ma non basta

La musica digitale cresce di oltre il 100% rispetto al 2005 e il settore sembra maturare: cresce l'acquisto di musica, mentre incidono di meno i proventi da suonerie e prodotti derivati. La crescita non basta, però: il settore è ancora in generale calo

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Il Rapporto 2007 sulla musica in Italia, firmato dal Centro Ask Bocconi (Art, science & knowledge), va a rilevare quel che ormai è un dato assodato che ogni anno si mette alla prova dei vari indici di crescita: la musica digitale è destinata a soppiantare la musica tradizionale. Che per l’anno in corso ogni stima vede un nuovo passo avanti in questo processo, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di riorganizzazione economica e legale.

La ricerca è stata portata avanti in collaborazione con l’Associazione DISMAMUSICA, la Distribuzione Industria Strumenti Musicali e Artigianato, la Federazione Editori Musicali e la Società Consortile Fonografici Spa. Il report conclusivo è disponibile online in formato pdf. La presentazione è avvenuta nel contesto del MEET (Music, Events and Entertainment Technology) tenutosi presso il polo fieristico di Rho per voce di Andrea Ordanini, cocente responsabile Laboratorio di musica e discografia, per l’Università Bocconi.

Il passaggio fondamentale del report è nell’indicazione del livello di crescita del settore rispetto al 2005: «stando alla rilevazione FIMI, il valore corrispondente al mercato dei soli brani musicali venduti attraverso Internet, tramite downloading, streaming, modelli pay-per-use e a sottoscrizione (abbonamento), […] è pari a 6,9 milioni di euro per il 2006. Esso si conferma in crescita rispetto al 2005 del 116%, a conferma della vitalità di un segmento che continuerà stabilmente a essere trainante anche nei prossimi anni, secondo le stime di operatori, analisti, società di consulenza e IFPI, la Federazione Internazionale dell’Industria Discografica».

Il dato macro non è però sufficiente a capire nei dettagli i fattori di crescita del settore. Il report precisa dunque la natura intrinseca del fatturato: «il valore totale del fatturato di musica in formato digitale distribuita attraverso nuovi media può essere quindi valutato in 108,95 milioni di Euro, anche quest’anno in gran parte spiegati dalla mobile music, anche se dal confronto tra i due anni emergono tendenze interessanti. Da un lato, come già ricordato, l’online music mostra una crescita notevole, superiore al 100%. Guardando nel dettaglio delle due classi che compongono la mobile music, inoltre, si nota una crescita piuttosto interessante (78%) per i contenuti a maggior valore aggiunto, come full track download, controbilanciata da un arretramento nella vendita di altri servizi (truetone, suonerie polifoniche soggette a diritti, risponderie, videosuonerie ecc.).

La SIAE risulta aver in dote una raccolta sempre minore, ma il dato potrebbe essere inquinato da fattori vari e non assume rilevanza statistica. In generale il settore vede il fatturato ancora una volta in calo (-4.6% nel 2006, con la distribuzione tradizionale che perde qualcosa come il 20%), ma l’inversione di tendenza potrebbe essere non troppo lontana: mentre aumenta vertiginosamente la quota di musica venduta online, incidono di meno i proventi derivanti da prodotti derivati (l’esempio calzante è quello delle suonerie). In generale, comunque, il mercato online ancora non occupa più del 10% del totale e la crescita odierna non è sufficiente a controbilanciare le perdite dovute al rallentamento dei supporti tradizionali. Soprattutto, però, c’è tutto un indotto da considerare al di là del solo commercio diretto: «a 100 Euro di consumo finale all’interno del sistema musica in Italia corrispondono circa 190 Euro generate in forma indiretta, attraverso consumi intermedi e complementari.