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300 film piratati su Google Video

Un'associazione non profit non legata alle major scopre il pentolone di film pirata che si annida in Google Video e subito presenta un file in merito al congresso. La linea di difesa di Google è però sempre la stessa: basta segnalare per rimuovere

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Da un controllo è risultato che su Google Video sono presenti almeno 300 film piratati in versione integrale (di cui 60 sono pellicole al momento al cinema), che tutti insieme sono stati visualizzati 22 milioni di volte. Si tratta di materiale popolare come Shrek Terzo, Ocean’s Thirteen e The Bourne Ultimatum.

Google Video

A presentare l’accusa presso il congresso è stata il National and Legal Policy Center, un gruppo no-profit che non è legato in alcun modo alle case editrici o alle major e che già balzò agli onori della cronaca nel 2003 quando svelò uno scandalo interno alla Air Force e Boeing Co. (che portò all’arresto di due dirigenti). «Da quando abbiamo scoperto ripetute violazioni, il numero di film presenti su Google Video è aumentato di molto» riporta la lettera scritta da Ken Bohem dell’NLPC, che sostiene che tutto ruota intorno al fatto che benchè la policy di Google Video sia di rimuovere gli account di chi violi le leggi, ne esistano molti attivi e con diversi film caricati.

Dato che la linea difensiva di Google rimane quella standard, per la quale la politica dell’azienda sarebbe conforme alla legge poichè è rimosso qualsiasi contenuto venga chiesto di rimuovere, anche la risposta dell’NLPC è la solita e cioè che un’azienda come Google «chiaramente ha la disponibilità economica e tecnologica per fare qualcosa di più. Ma preferiscono fare soldi grazie alla proprietà intellettuale di altra gente. Che è sbagliato». Quel qualcosa in più cui fa riferimento Ken Boehm sarebbero i famigerati filtri in upload che Google promette da tempo per YouTube e che potrebbero essere applicati anche a Google Video.

Infine Boehm ha proposto un esempio calzante spiegando che per essere aiutato nella ricerca sui film piratati ha assunto suo nipote di 18 anni per 10 dollari l’ora: il ricercatore lascia intendere che forse Google, alla luce dei bilanci del colosso, potrebbe anche permettersi qualcosa di meglio.