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100% Fact Free!

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Il 27 agosto scorso, dopo 28 anni al servizio della verità, è morta l’edizione cartacea del settimanale americano Weekly World News (sopravvive, per chi si accontenta dei succedanei, la sua pallida ombra web), delizia di intere generazioni di dadaisti e paranoici (nonché, se ricordate, unico organo di informazione attendibile secondo i Men in Black nell’omonimo film).

Se non conoscete natura e storia del WWN, di questa specie di Domenica del Corriere in salsa psychotronica, soccorrono il Washington Post, Wikipedia e qualche titolo entrato nella leggenda (libera traduzione): “RESO PAZZO DALLA DIETA SCAMBIA NANO PER UN POLLO!!!”, “HILLARY CLINTON ADOTTA UN BABYALIENO!!!”, “IN FLORIDA UOMO URLA DALLA TOMBA: IL MIO CERVELLO NON C’E’ PIU’!!!”.

Il 9 settembre scorso, forse nel commovente tentativo di riempire il vuoto lasciato dal WWN, corriere.it, versione online (diretta dal bloggante Marco Pratellesi) del noto quotidiano diretto dal compassatissimo Paolo Mieli, metteva in home un articolo così intitolato (ignoro se sia finito anche su carta, e non lo voglio sapere):

IL CHUPACABRA TROVATO IN TEXAS.
L’ANIMALE-MOSTRO UCCIDEREBBE LE VITTIME ASPIRANDONE SANGUE E ORGANI

(“Chupacabra” suona esotico? Per ottenere un effetto più familiare sostituitelo con Yeti, Piedone, Sirena o Unicorno.)

In calce all’articolo appariva la dizione “Elmar Burchia” – espressione che sembra partorita dal generatore di nomi emiliani dello storico Polygen, ma che indagini svolte da un eroico blogger certificano essere la firma dello specialista in vaccate (pardon, ma il termine tecnico è quello) di via Solferino.

Ora, il fatto che una secondaria e tutt’altro che assertiva agenzia di Associated Press US realtiva al ritrovamento di alcuni canidi rognosi morti sia finita, dopo gli opportuni rimbalzi web, come notizia oggettiva e articolo firmato sulla home page del più rinomato quotidiano italiano, è affascinante. Probabilmente il fatto andrebbe indagato, foss’anche solo per gli elementi di sicuro interesse che l’indagine potrebbe portare all’ormai arrancante dibattito che vede opposti giornalismo mainstream e bailamme blogosferico. Infatti, se non fossero come sono un filo trattenuti da quei pochi e sgretolati gessi della deontologia (e delle convenienze) che ancora resistono, è forte il sospetto che i giornali sarebbero molto più blog dei blog.

Insomma, una voglia, intensa come tutte le voglie dei repressi, di darsi alla pazza gioia informativa come e più dei blog: questo si legge tra le righe del Chupacapra – e di un buon 60% delle prime pagine dei quotidiani online, fatte come sono di Corona, Garlasco, gossip, contenuti wannabe shock e belle donne a go-go.

Ma qui interessa altro. Interessa ringraziare il Corriere per il tentativo apprezzabile ma non molto riuscito (mancano i punti esclamativi, e poi cos’è quell’ “animale-mostro ucciderebbe”? Alla Luiss non insegnano che gli animali-mostro non ammettono il condizionale?) di non farci annegare nella nostalgia, a noi estimatori del Weekly World News.

E interessa dare al Corriere un consiglio spassionato: certe cose lasciatele alla rete e ai suoi professionisti.

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