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Un post firmato Condoleeza

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Il Dipartimento di Stato è, per gli USA, l’equivalente del Ministero degli Esteri per noialtri italiani. Dato il ruolo che gli Stati Uniti rivestono nel quadro geopolitico mondiale, appare superfluo il rimarcare l’importanza di detta istituzione.

Or bene, dal 24 settembre scorso, lo United States Department of State ha aperto un blog ufficiale. Sì sì, un blog vero e proprio, con tutti i crismi. Su piattaforma WordPress, come questo su cui scrivo. Con un nome acchiappante, come si conviene a un blog, ovvero Dipnote. Coi feed, col blogroll, i commenti e tutto il resto.

Scopi dichiarati: iniziare un dialogo con la cittadinanza; aprire una finestra sull’operato dei responsabili per la politica estera degli USA, cioè a dire portare i lettori del blog nel dietro le quinte del Dipartimento e far conoscere loro da vicino gli attori istituzionali del medesimo; creare una community per discutere le principali questioni di politica internazionale.

I blogger ufficiali sono tre: Frederick Jones, Tara Foley e Masharika Prejean, funzionari a vario titolo del dipartimento (biografie). Ma il blog è pensato come uno spazio aperto, e ospita spesso e volentieri contributi, report e testimonianze di segretari, sottosegretari, funzionari e ufficiali vari del dipartimento in missione o di stanza nelle più svariate parti del globo – con tanto di apparati multimediali (video, foto, interviste etc). E chissà che prima o poi non appaia un post firmato Condoleeza Rice.

I post sono ovviamente aperti ai commenti, e altrettanto ovviamente i commenti sono filtrati (immagino con una certa severità): non sono ammessi linguaggio scurrile, offtopic, propaganda e solita casistica da disclaimer.
Non è dato sapere se il filtraggio sia, seppur rigido, corretto, oppure sia, per così dire, “intelligente” come certe bombe. Quel che è certo è che un’alta percentuale dei commenti presenti è di tono critico, anche aspro, nei confronti della politica del Dipartimento.

Bene, a questo punto sarebbe d’uopo un bel pippone sullo stato tardoadolescenziale della cultura webbica nostrana (padronanza e conoscenza degli strumenti, uso dei medesimi appropriato, diversificato ed incisivo), con particolare riferimento alle voci “istituzioni che comunicano attraverso la rete” (non pervenuta) e “blogosfera italiana” (che per esserci ci sarebbe, se non fosse perennemente dal parrucchiere). Ve lo risparmio, non sono così crudele.

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