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Serial killer… analysis?

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Leggevo il post di qualche giorno fa di Leonardo e pensavo (tanto per cambiare) a quanto ancora c’è da dire e da capire sulla web analysis. E visto che anche Francesco ci ritorna spesso, credo proprio non guasti parlarne e riparlarne insieme.

Si è appena concluso (15-17 ottobre) il Web Analytics Base camp a Washington D.C.
Il punto è sempre il solito: ok abbiamo capito che dobbiamo misurare… ma cosa esattamente?

Se alcuni termini dovrebbero (e uso il condizionale) ormai essere stra-noti e condivisi nelle aziende (per esempio la differenza fra visite e visitatori!) ci sono nuovi scenari per la web analysis in un’ottica web 2.0. Avevo già accennato al problema della misurazione dei social media e della necessità di usare strumenti (ma soprattutto criteri) per valutazioni più qualitative che quantitative.

Ma il vero problema è che dobbiamo focalizzare l’attenzione su quei dati che riguardano il comportamento del visitatore sul sito. La web analytics, sempre più, riguarda l’analisi dei dati comportamentali dei visitatori di un sito, che vanno esaminati, rielaborati e poi strutturati in modelli ricorrenti. Analisi statistica, data mining, cluster analysis dovranno lavorare di pari passo per aiutare chi opera nel settore del web marketing.

L’obiettivo finale è arrivare a capire quali investimenti pubblicitari (online) portano migliori risultati.

Le parole che vengono in mente sono conversion marketing, retention, roi… per abbandonare una visione che pone un’eccessiva attenzione al click o alla visita, e preoccuparsi maggiormente del comportamento del visitatore/cliente.

Cosa che non è affatto semplice. Anche perchè: un conto è monitorare il comportamento (e le conversioni) di un utente in una singola visita (l’utente ha cliccato sull’annuncio x, è entrato nella pagina y, poi ha letto la pagina z e infine è arrivato al carrello, oppure più banalmente se ne è andato), un conto è invece tenere sotto controllo il suo comportamento in visite multiple.

Gli esperti di marketing sanno che spesso la decisione d’acquisto è raggiunta dopo un’attività di confronto prezzi/prodotti su vari siti e varie fonti d’informazione. Nonché tramite più visite allo stesso sito. Non si puo’ non tenere conto di questo aspetto.

Anche per arrivare a capire come porsi nei confronti di chi arriva al sito. Per segmentare al meglio i miei visitatori e quindi proporre loro quello che cercano nel modo più efficiente. Una persona che arriva per la prima volta avrà probabilmente delle esigenze informative diverse da colui che ha visitato più volte le mie pagine.

A volte mi diverto a pensare che chi lavora nel (web) marketing diventi come i profiler dei serial televisivi: avere in mente certe tipologie di persone (in base a varie fonti, ai libri e all’esperienza) e confrontarle con i dati estratti dal nostro sito web, aiuta a capirne le intenzioni. E più passa il tempo, più l’esperienza permette di affinare certe intuizioni…

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