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Il traffico in Cina è rindirizzato verso Baidu

Ancora non è stato scoperto come il tutto sia stato posto in essere, ma le ricerche in Cina su Google, Yahoo o Live Search sarebbero in alcuni casi rindirizzate verso Baidu. Si sospetta che il tutto sia una ritorsione legata al premio al Dalai Lama

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Alcuni utenti cinesi che tentano di effettuare ricerche su Google, Windows Live Search o Yahoo, si trovano di fronte alla pagina di Baidu. Un qualche meccanismo invia le loro query sul motore cinese, forzandone così l’uso ai danni di quelli che sono i servizi dei motori USA. La notizia giunge in un momento di particolare tensione nei rapporti tra le due grandi potenze e si inserisce comunque in un trend di relativa difficoltà negli investimenti occidentali oltre la Grande Muraglia.

Gli investimenti in Cina dei grandi gruppi dell’occidente hanno un rapporto costi/opportunità che su entrambi i fattori accumulano grandi numeri. Grandi sono le opportunità, infatti, derivanti da un mercato in grande crescita che sta approdando al web solo ora ed ancora ha ampissimi margini di crescita. Grandi, però, sono anche i costi da sostenere soprattutto nei rapporti diplomatici con un regime chiuso e nei confronti di un mercato che manifesta ancora forti tendenze protezionistiche.

Il traffico verso i motori Google, Microsoft e Yahoo sembra essere automaticamente rindirizzato, ma senza una regola specifica o una regolarità sistematica. Varie fonti avrebbero già dimostrato la veridicità del fatto e le stesse Google e Microsoft avrebbero confermato l’accaduto. In questo caso la Cina sembra aver alzato la posta: in precedenza aveva bloccato alcuni siti o alcuni servizi, ma in questa circostanza il traffico è stato addirittura rindirizzato verso un servizio concorrente, con evidenti implicazioni distorsive sul mercato.

Secondo AHN il redirect è una risposta diretta delle istituzioni cinesi alla provocazione causata dal premio che gli Stati Uniti hanno riconosciuto al Dalai Lama (impegnato per la liberazione del Tibet dal regime cinese). Ancora non è dato a sapersi il modo con cui la deviazione ha luogo, ma il Dalai Lama è uno dei concetti filtrati dal Governo centrale e pertanto le strutture della censura istituzionale sono con tutta probabilità coinvolte nell'”hack” governativo scoperto. I toni della protesta rimangono anche in questa circostanza, per l’ennesima volta, oltremodo bassi: l’aggravarsi dell’incidente diplomatico non gioverebbe ad un solerte ripristino della situazione.

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