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Il 30% della merce venduta sul web è tarocca

Il 30% della merce venduta sul web è contraffatta: a dirlo è l'Istituto Piepoli in una ricerca commissionata da Confcommercio. Il 3% degli intervistati ammette di aver comprato materiale multimediale tarocco e solo il 30% dice che non ripeterà più la cosa

L’Italia è la regina del mercato della contraffazione. Ogni anno milioni e milioni di euro vengono perduti a causa dei prodotti clonati ed immessi su un mercato parallelo che tutti conoscono e dal quale in tanti attingono. Una ricerca portata avanti dall’istituto Piepoli per Confcommercio consegna ora i propri dati: in Italia il giro d’affari della merce contraffatta ha superato i 7 miliardi di euro. Ed una cospicua fetta della colpa viene addebitata (oltre che alla vendita di strada) al World Wide Web.

Il meccanismo che ha portato alla valutazione dei pericoli su internet non è chiara, ma il dato è esplicitato con tanto di cifra: il 30% della merce venduta sul web è contraffatta. Tale cifra, inoltre, sarebbe prevista in ulteriore aumento. Non è specificato, però, se l’indagine abbia monitorato dati generali o relativi ad ambiti specifici: la sensazione è infatti quella di un dato sovrastimato, sensazione che non ha però motivo d’essere fintanto che non saranno esplicitati gli elementi propri della ricerca dell’Istituto Piepoli.

I dati complessivi della ricerca sono disponibili online (file ppt). Il report mette a confronto le diverse esperienze di shopping e va a soppesare le motivazioni che portano agli acquisti sui canali alternativi piuttosto che su quelli ufficiali. Il prezzo risulta essere la discriminante maggiore: se ci si rivolge al mercato dei prodotti contraffatti è perchè si ottengono copie sufficientemente qualitative con il vantaggio di un prezzo estremamente ridotto. Borse e abbigliamento risultano essere invece gli elementi di punta del mercato del “tarocco”.

I dati relativi al materiale multimediale (CD musicali, DVD e videogiochi) evidenziano numeri tutto sommato ristretti rispetto a quelli di altri ambiti: il 3% degli intervistati dichiara di aver acquistato materiale multimediale contraffatto (la percentuale è dell’11% nel caso dell’abbigliamento) con punte del 5% tra gli studenti e del 4% dei 18/34enni. Di questo 3% più della metà ha avuto accesso a CD masterizzati, il 28% a DVD ed il 14% a videogiochi. Anche in questo caso il motivo principe è nel prezzo: il 76% dichiara di aver acquistato materiale tarocco per semplice convenienza, il 16% «perchè si è presentata l’occasione» e l’8% perchè aveva bisogno di quell’articolo o semplicemente per passatempo. Nessun rimorso o quasi, però: il 70% di chi ha acquistato materiale multimediale contraffatto ripeterebbe la propria azione. Conclude infatti l’Istituto Piepoli: «gli intervistati sembrano avere un’immagine della contraffazione dei prodotti come di una cosa sostanzialmente esplicita e manifesta, ovvero riconoscibile, una occasione a cui ci si concede in modo consapevole e consenziente».

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  • 30330

    “gli intervistati sembrano avere un’immagine della contraffazione dei prodotti come di una cosa sostanzialmente esplicita e manifesta, ovvero riconoscibile, una occasione a cui ci si concede in modo consapevole e consenziente”

    Basta sostituire a “contraffazione dei prodotti”, che so, “acquisto di un fustino di detersivo” e avremmo un consumatore fidelizzato e soddisfatto. Felicità di ogni agenzia di comunicazione.

    Il tarocco arriva laddove falliscono anche i guru del Marketing :-)

  • St. Alex

    Il 30% della merce venduta sul web è tarocca – ma su eBay o sul web? Perché non ne sarei cosi sicuro…

  • bb

    Ho letto l’intero rapporto dell’Istituto Piepoli e l’unico riferimento al “30% di merce venduta via internet è contraffatta” è riportato in fondo a pagina 10, senza citare fonti, né dati. Ho 56 anni, uso Internet anche per acquisti in tutto il mondo da più di 20 anni. La mia impressione è che non sappiano di cosa stanno parlando quando si riferiscono a “merce venduta via internet”.

  • http://webnews.html.it Giacomo Dotta

    Come indicato nell’articolo, anche a me suona strano (molto strano) il dato relativo ad internet. Mi chiedo semplicemente come sia maturato. Ho posto questa ed altre domande all’Istituto Piepoli ma non hanno potuto rispondere per precisi accordi contrattuali. Le stesse domande sono così state rivolte alla Confcommercio (che ha commissionato i lavori) ed ovviamente ne darò conto appena e se risponderanno.

  • http://www.abbigliamento-online.com Adriano

    Effettivamente parlano di web…. non possono generalizzare tutti, anche perche i tarokki vengono venduti nei siti di aste online e nessuno fa nulla per impedirlo, perche comprare un giubbotto che in negozio costa 500 non si puo mai trovare al prezzo di 100 euro e a volte anche meno se nessuno fa offerte!
    Nei siti di negozi questo non succede, perche possiamo trovare l’ articolo al massimo scontato del 10/15%.
    Saluti

  • luca

    Anch’io ho letto il report, ma non si capisce come si sia arrivati a questo 30%. Chiunque si metta a controllare nella rete, verificherà che non può essere vero.
    Comunque se hanno dato il 30% (poi in incremento), avranno anche i nomi di questi e-commerce e potranno segnalarli alla polizia postale; oltre poi a spiegarci i meccanismi del fenomeno.