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Quale futuro per il Buzz Marketing?

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Buzz a me fa venire in mente uno sciame di api. Sarà perché è onomatopeico. Il fatto è che tutto questo chiacchierare, se non strutturato, finirà per far dolere parecchie teste.

Cerchiamo di recuperare l’inizio di questa lunga coda e partiamo da una definizione:

Il Buzz Marketing è un’attività svolta (per adesso) da agenzie specializzate che acquistano le opinioni positive dei blogger riguardanti prodotti e servizi delle aziende clienti.

Un passaparola indotto, che dovrebbe avere come risultato (nelle intenzioni di chi lo pianifica) la stimolazione di azioni spontanee di viral marketing, dettate appunto dagli opinion leader che ispirano in noi una fiducia innata.

In soldoni è applicare un’etichetta “web” alla pubblicità occulta e trasformarla in qualcosa che non sia percepito come pubblicità. Regole e valori di mercato non ne esistono e forse non ne esisteranno mai: chi può vietare ad un blogger di essere pagato per dire che un certo prodotto è favoloso?

Dopo aver risposto alla domanda retorica (nessuno) spingiamoci oltre e proviamo a inquadrare i punti di forza e i punti deboli di una ipotetica campagna di buzz marketing.

Punti di forza

  • La fiducia indotta, che si ottiene nei consumatori facendo parlare bene di un prodotto o servizio. Più autorevole è il commento “spontaneo”, più le vendite (o i buzz seguenti) potranno schizzare in alto
  • L’ondata di novità che sta intorno a questo nuovo modello di marketing. Non si sa bene dove porterà, ma se ne conoscono le potenzialità di successo: le aziende sanno bene che se si imboccano i consumer con qualche boccone appetitoso attraverso i buzz di blogger VIP, si possono portare a casa un’eco di notorietà e fatturato difficilmente replicabile
  • L’efficacia del predecessore del Buzz marketing, ovvero il passaparola tradizionale: chi di noi non hai mai comprato un prodotto fidandosi soltanto del parere di un amico o di una persona considerata affidabile?
  • Punti di debolezza

  • L’estrema difficoltà di misurare economicamente un’attività di buzz marketing: la maggior parte delle aziende che spendono in pubblicità online si sono abituate ad associare i costi di questa pubblicità ad una misurazione puntuale dei ritorni. Quanto mi costa, quanto mi porta.
  • Il senso di finzione che pervade questo settore: i guru del web storcono il naso per un link a pagamento, figuriamoci per un post comprato. Il contro-buzz dei puristi dell’Internet Marketing può rappresentare uno scoglio insormontabile per la crescita di questo mercato.
  • Voi cosa dite? Fareste mai il blogger (post) a pagamento?

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