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Quali strategie con Second Life?

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Sabato 27 ottobre a Firenze si è tenuto il primo Barcamp dedicato a Second Life, nell’ambito del Festival della Creatività. Fabrizio Pivari, Stefano Lazzeri e altri relatori virtuali e reali hanno tentato di esporre quali strategie di marketing si possano mettere in piedi, quali siano i difetti di questo mondo, ma anche le potenzialità.

Si è parlato tanto di Second Life, i media per un certo periodo parevano non conoscere altro argomento, tanto che tutte le aziende si sono precipitare su Second life, ancora prima di avere un sito Internet ben costruito e posizionato.

Poi qualcuno ha cominciato a evidenziarne i limiti (tecnici, culturali, sociali) e la poca efficacia in termini di marketing, domandandosi come si possa calcolare il ROI di un’iniziativa costruita su SL. Al di là della notizia data dai media, in molti si sono chiesti come si possano misurare e monitorare gli eventuali ritorni economici dal mondo di SL.

Durante il barcamp alcuni punti “dolenti” sono venuti fuori, quali ostacoli a un utilizzo business e non meramente ludico di SL.

Innanzitutto la poca semplicità di utilizzo del sistema sia da parte dei visitatori comuni, che da parte delle aziende. Se tutti gli strumenti web 2.0 (blog, wiki, flickr, youtube) hanno permesso l’avvicinamento a Internet da parte di chiunque, altrettanto non si può ancora dire di SL.

In secondo luogo la mancanza di investimento di risorse, al di là dell’apertura dell’isola (molte isole sono vuote, senza eventi).

A questo è legata la scarsa visibilità che hanno gli eventi fuori dal circolo ristretto di amici avatar (a cominciare dai motori di ricerca), e i problemi a creare community. Per dare visibilità al mondo SL serve l’utilizzo degli strumenti di comunicazione di Internet e del mondo reale.

Allo stesso tempo è emersa sempre più la necessità di trovare strumenti professionali per fare report di queste attività, per capire quante persone arrivano, da dove, cosa fanno..
In pratica trovare l’equivalente di Google analytics per Second life!

Insomma, finiti i tempi del “sono il primo ad aprire un’isola“, le aziende necessitano di strumenti e approcci più seri per avvicinarsi a SL. Anche per evitare che si creino isole destinate a rimanere più deserte del polo sud.

Un intervento interessante ha sottolineato l’esigenza di utilizzare meglio questo strumento. Solo creando qualcosa di originale, di legato alle caratteristiche del mezzo, si può sperare di creare un punto di incontro con i clienti. Replicando dinamiche e caratteristiche della dimensione reale, non si può sperare di ottenere granché.

Detto questo, restano i dati, nudi e crudi. 10 milioni di utenti second life, di cui il 20% attivi. La gran parte entra, da un’occhiata ed esce.

Del totale, circa il 61% è Europeo, ma di questo 61% l’Italia detiene solo il 5% di visitatori (quindi più o meno 28.000 avatar attivi). Un po’ pochi per creare la massa necessaria a interessare gli investimenti delle aziende.

Infatti c’è chi ha parlato di Long Tail e di nicchie

Per ora chi si è arricchito realmente lo ha fatto grazie al fiuto da first comers, vendendo prodotti e servizi per gli utenti SL. Soprattutto terreni.

E domani? Ci sarà qualcuno che si arricchirà anche fuori da SL?

Gli interrogativi rimangono, le speranze pure.

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