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Spoofing a un livello superiore

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La notizia non ha raccolto l’importanza che meritava. I miei 2 cent per segnalare la vicenda, la quale dovrà far sicuramente riflettere chi si occupa di sicurezza e di disinformazione.

Un falso comunicato scritto in tutto e per tutto come quelli diffusi dal Garante per la concorrenza e spedito alle agenzie di stampa da un indirizzo di posta elettronica che simulava quello dell’ufficio stampa dell’Antitrust ha creato non poca agitazione questa mattina. Nella nota si annunciava l’apertura di un’istruttoria contro Mediaset per presunto abuso di posizione dominante nel settore delle tessere prepagate per la tv digitale, una notizia destituita di qualsiasi fondamento, ma che prima della smentita ufficiale del Garante le agenzie hanno fatto in tempo a lanciare in rete.


Così Repubblica.it sul caso. Le conseguenze sono forse il punto da cui partire: “l’episodio è stato denunciato dall’Antitrust alla polizia postale e nel caso l’autore del falso venga individuato rischia un’incriminazione per diversi reati, primo fra tutti quello di turbativa di mercato“.

Non si tratta dunque di una mail generalista inviata a caso (come un qualsiasi caso di spoofing), ma di una mail falsificata ad arte che ha trovato nei media uno strumento con cui amplificare i propri effetti. La domanda non così insignificante da porsi è: fermo restando la colpevolezza ovvia di chi ha falsificato la mail, parte della colpa va però attribuita anche alle agenzie che non hanno adeguatamente verificato la notizia? E non parlo di un semplice distinguo etico: pongo una questione legale.

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