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Google porta Linux sui cellulari

Due annunci in uno: la Open Headset Alliance è la stretta di mano tra 34 grandi gruppi che si impegnano a sviluppare una piattaforma unica che offra maggiori vantaggi agli acquirenti; Android è il sistema operativo che Google apre ai partner OHA

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«Un’alleanza allargata tra le maggiori società tecnologiche e di applicazioni wireless del mondo ha oggi unito le forze per annunciare lo sviluppo di Android, la prima vera piattaforma aperta e globale per i dispositivi mobili. Google, T-Mobile, HTC, Qualcomm, Motorola ed altri hanno collaborato allo sviluppo di Android attraverso la Open Handset Alliance, un’alleanza tra multinazionali della tecnologia, leader nell’industria dei dispositivi mobili. Il fine ultimo dell’Alleanza è quello di generare innovazione per i dispositivi cellulari e dare ai consumatori una user experience di gran lunga migliore di quella oggi riscontrabile nelle piattaforme mobili»: con queste parole Google toglie i veli al proprio progetto che, ancora una volta, fa leva sull’apertura e sull’open source per imporre il proprio nome a capo di una annunciata rivoluzione.

Le suggestioni di un Google Phone erano talmente forti che nella conference call seguente all’annuncio il team di Google deve ripetere a più battute che non ci sarà un telefonino sul mercato e che quella odierna è una rivoluzione di portata ben più ampia. Il nome, Android; il sito ufficiale dell’OHA; una dichiarazione d’intenti; una lunga lista di partner. Si inizia: tra pochi giorni la prima documentazione ufficiale relativa a quello che si configura come un vero e proprio sistema operativo per il mondo mobile.

Se ancora non è facile interpretare la posizione che il progetto andrà a ricoprire nel mondo mobile, è facile intuire invece la portata dell’evento: Google inserisce un attore nuovo nel contesto della telefonia in mobilità ed oppone il proprio approccio a quelli già noti dell’iPhone, di Windows Mobile o del Symbian di Nokia (nonché di Palm, da cui giungono però segnali distensivi: se anche il gruppo ancora non è della partita, potrebbe presto allinearsi in virtù dei buoni rapporti collaborativi già intessuti in passato con Google). Dietro il progetto c’è il nome di Andy Rubin, 44enne, colui il quale ne sta tirando le fila prevedendo l’uscita dei primi dispositivi durante la seconda metà del 2008. L’ombelico dell’idea è ancora una volta nella rete: i device telefonici, anche in mobilità, diventeranno dei canali d’accesso al web che le nuove tecnologie di connettività potenzieranno estremamente già nel breve periodo. Così facendo il telefonino si arricchisce di tutta una serie di nuove opportunità e la possibilità di progettare con semplicità nuove applicazioni mette nelle mani dell’utente il potere di scegliere cosa avere e cosa no nella propria tasca.

Sui dettagli tecnici al momento Google ha glissato, rinviando a tra pochi giorni ogni delucidazione in merito. Ma le intenzioni bellicose nei confronti della concorrenza (ovvero di chiunque deciderà di non entrare nell’alleanza proclamata in nome dell’apertura) sono palesi fin dal primo minuto: «nel dare agli sviluppatori un nuovo livello di apertura che consenta di di lavorare in maniera più collaborativa, Android accelererà la velocità con cui i nuovi servizi mobili saranno resi disponibili ai consumatori […] Con quasi 3 miliardi di utenti nel mondo, il cellulare è diventato un mezzo di comunicazione personale e onnipresente. Tuttavia, la mancanza di sforzo collaborativo è sempre stata un ostacolo per gli sviluppatori, gli operatori mobili e i produttori di apparecchi mobili, nel rispondere il più velocemente possibile ai sempre mutevoli bisogni dei consumatori finali. Attraverso Android, ora potranno posizionarsi in maniera migliore per portare sul mercato prodotti innovativi più velocemente e con costi minori. Il risultato finale sarà una piattaforma senza precedenti, che consentirà ai produttori di telefonia mobile di fornire ai propri utenti una esperienza di utilizzo del dispositivo molto migliore».

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