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Google porta Linux sui cellulari

Due annunci in uno: la Open Headset Alliance è la stretta di mano tra 34 grandi gruppi che si impegnano a sviluppare una piattaforma unica che offra maggiori vantaggi agli acquirenti; Android è il sistema operativo che Google apre ai partner OHA

Android nasce come progetto open source e la licenza di rilascio sarà la Apache v2 (la quale lascia ampi margini di libertà in quanto i progetti derivati potranno essere a loro volta rilasciati sotto altra licenza). Non si tratta peraltro del primo esperimento “open” in ambito mobile: LinuxDevice ricorda come in precedenza già LiMo Foundation, LiPs e OMA (quest’ultimo supportato anche da Microsoft) hanno tentato avventure simili pur con minori ambizioni. Al tempo stesso Qtopia e OpenMoko hanno aperto la strada ad Android, rappresentandone apripista mai della partita.

Vista la difficoltà di una lettura nell’immediato del tipo di spallata che il progetto potrà essere in grado di dare al settore, occorre soffermarsi su quelle che sono le dichiarazioni di facciata. Ed è Google a presentarsi come capofila, elencando così i benefici potenziali attesi dall’alleanza stipulata:

  • «permetterà all’industria di diminuire il tempo speso integrando sistemi separati e di utilizzare più risorse nello sviluppo di nuovi prodotti per i consumatori»;
  • «consentirà ai produttori di telefonia mobile di personalizzare le piattaforme in modo da creare dispositivi nuovi e innovativi più velocemente e a costi molto minori rispetto a quelli attuali»;
  • «fornirà agli utenti telefoni cellulari con interfacce più facili, meno costosi, consentendo loro di trarre il massimo vantaggio dall’Internet on-the-move».

Nessun GPhone nell’aria, anche se Google non smentisce mai esplicitamente tale possibilità per il futuro. Nota la cosa anche Gene Munster, analista Piper Jaffray, secondo il quale Google punta su Android per ottenere quanto desiderato senza il rischio di un impegno diretto nel campo dell’hardware. Secondo Munster, però, se nel tempo Android non ottenesse i risultati auspicati allora Google si troverà costretta ad entrare in campo direttamente con la forza del proprio brand andando a produrre un dispositivo che ad oggi rimane però solo nell’aura del condizionale.

Wall Street dimostra di credere nel progetto. Le azioni GOOG avevano appena passato la quota simbolica dei 700 dollari e già un +2.02% proietta il titolo a 725 dollari alla chiusura delle contrattazioni (salvo rientrare parzialmente nell’after-hour, con azioni in salita anche grazie ad un contemporaneo accordo con IAC in ambito pubblicitario).

Un primo telefono basato su Android, nel frattempo, sembra far capolino presentandosi in qualche modo come un prototipo: fonte Engadget, produttore HTC, scocca con tastiera a scomparsa sotto un generoso schermo touchscreen affiancato da due tasti di comando ed un touchpad. Trattasi di una sorta di assaggino che introduce a quel che sarà il mondo della telefonia tra un anno circa, quando Android non sarà più solo una serie di codici ma concretizzerà il proprio operato sulla schiera di telefonini che vedrà presumibilmente la luce in tempo per gli acquisti natalizi della prossima stagione.

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  • http://nemesisdesign.altervista.org/ Nemesis

    Mi sembra una cosa ottima.
    Ma ci sono nuove opportunità per gli sviluppatori?
    Cosa si può sviluppare su questa piattaforma?