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Il P2P aiuta a vendere CD

Uno studio britannico commissionato dal governo canadese mette in relazione i due fenomeni concludendo che il consumo di musica illegale non fa altro che aumentare la sete di musica degli utenti. Il mercato, però, detta trend differenti

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Di studi che mettono in correlazione l’aumento della mole di file musicali scambiati su circuiti illegali con un aumento delle vendite dei CD ne sono stati fatti molti ma mai commissionati da un organismo ufficiale e “super partes” come un ente governativo. Ecco spiegato quindi lo scalpore che suscita ora lo studio commissionato dal governo Canadese.

Il sondaggio è stato condotto da Brigitte Andersen e Marion Frenz del Dipartimento di Management dell’università di Londra in Gran Bretagna ed è interamente riassumibile in una frase contenuta nella presentazione dei risultati: «la nostra indagine sugli studi esistenti in campo econometrico suggerisce che il file sharing su circuiti P2P tende ad influenzare negativamente la vendita di musica. Ad ogni modo, il nostro studio ha rilevato l’opposto, ovvero che il fenomeno del Peer to Peer tende ad aumentare la compravendita musicale».

Con tutti i limiti e la discrezionalità del caso, l’indagine fatta su un campione della popolazione canadese, mette dunque in chiara relazione il download illegale con l’acquisto legale, contraddicendo molte delle teorie dominanti.

I dati più interessanti che emergono dal rapporto sono che per ogni 24 tracce musicali scaricate illegalmente viene venduto un CD in più, che non esiste relazione tra download legale (a pagamento) e illegale e che la maggior parte del download musicale illegale viene effettuato per poter sentire le tracce in questione prima di comprarle. Per i casi poi di download pirata di musica che non è disponibile per un acquisto online si registra un aumento del 4% nella spesa di CD a fronte di un aumento dell’1% nello scarico illegale.

Dai dati presentati dunque sembrerebbe che il commercio di CD è in piena salute, anzi fiorisce, tuttavia i dati dell’industria musicale dicono decisamente il contrario parlando di una crisi profonda che peggiora di anno in anno dal 2001 ad oggi. È ragionevole dunque ipotizzare che mentre le tendenze generali siano corrette forse lo studio in questione è influenzato da un campione (quello canadese) poco rappresentativo del resto del mondo.