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Un interessante articolo del Telegraph segnala come non solo esistano molti social network per over-50 (notizia non certo nuova) ma che la fascia d’età 35-54, costituisce il 40% del pubblico di Facebook (arrivato ormai a 60 milioni di utenti), cosa decisamente non trascurabile.

Nel momento in cui dunque emerge un pubblico di tipo diverso occorre studiarlo e come prima cosa comprenderne la redditività. Un over50 cioè è come un under15 (sempre secondo il Telegraph), un’ipotesi interessante. Nel senso che a quell’età si ha bisogno di tutta una serie di “protezioni” di cui la fascia di mezzo, più esperta, non necessita. Per questo Facebook va molto, poichè il suo meccanismo ti tiene in contatto con chi già conosci e ti espone meno a contatti indesiderati. Ma a differenza degli under15, gli over50 hanno soldi da spendere e per chi è in pensione la cifra schizza. Sono dunque un segmento altamente appetibile.

E’ dunque ragionevole pensare che i social network (o comunque le applicazioni e i servizi sociali in rete) del futuro saranno sempre più sensibili al fattore demografico, dovendo gestire anche un nuovo pubblico. In un meccanismo strano e perverso per il quale le giovani generazioni (specialmente le fasce che spendono di meno) fanno da apripista a quelle più anziane, vero business.
Non amo fare l’apocalittico, ma è difficile non pensare che così procedendo (per le applicazioni e i servizi molto diffusi come Facebook) si possono ricreare anche in rete quelle dinamiche odiose da vecchi media per le quali il pubblico di riferimento è quello degli anziani.

Grazie a Dio però esiste la coda lunga.

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