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Cina: tutto un altro web?

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Andiamo verso una realtà dove il concetto di globalità non è più l’obbiettivo ma il punto di partenza per la costruzione di qualsiasi cosa, un software piuttosto che un progetto, o semplicemente un’idea, allo stato embrionale.

Se la globalità, qualcuno leggerà globalizzazione, è la base di partenza, la rete è lo strumento che ci consente di sviluppare tutto: noi che parliamo di Web 2.0 sappiamo bene quanto Internet oggi sia globale, e si sviluppi per esserlo sempre di più, ma (almeno nel mio caso) rimaniamo un po’ “scioccati” quando vediamo che anche un nonluogo libero di comunicazione come Internet riesce ad avere differenti realtà, come quella Cinese, dissimile dalla forma comune di Internet che conosciamo, se non del tutto, almeno per molti aspetti importanti.

Il regime e la censura non sono un limite evidentemente per Internet in Cina, non del tutto diciamo: 170 milioni di utenti, ogni mese aumentano di 4 milioni, amano i blog e poco la cultura. Questa la fotografia che Gabriele Barbati ci invia questa settimana da Pechino tramite Nova24.

I Cinesi che usano Internet non hanno gusti particolarmente diversi da quelli del resto del mondo, Barbati dice che amano molto bloggare, utilizzare client di instant messaging e snobbano la cultura, sembra che il popolo orientale infatti non sia molto incline all’utilizzo della rete per accrescere la propria conoscenza.

In Cina Internet si sta sviluppando ora, è un mercato vastissimo, dal potenziale enorme, ma estremamente delimitato dal fatto di essere in Cina, Wikipedia viene censurata, come ricorda l’articolo, ma viene sostituita dai wiki di Baidu e di altri portali Cinesi.

Un web diverso, circoscritto, potremmo dire a senso unico: la Cina con i blog, l’utilizzo della rete, inizierà a farsi conoscere, a diffondere informazioni e immagini che la riguardano, ma di fatto rimane impenetrabile per il mondo esterno, chi trova le chiavi d’accesso, deve stare alle regole del paese, così come abbiamo visto è successo per Google, per Microsoft e via dicendo. Quale futuro può avere un simile sviluppo? Si tratta quasi di un’altra rete, dove, come possiamo capire da quanto affermato, si diffondono chiaramente tendenze influenzate dalle limitazioni d’utilizzo (difficile sapere se i Cinesi consulterebbero volentieri Wikipedia o parteciperebbero ad essa, a loro l’accesso è negato).

Come può quindi aprirsi alla globalità un popolo che sviluppa se stesso e la rete, per natura globale, secondo propri standard?

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