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La scalata di Safari

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Alla presentazione del nuovo Safari (anche per Windows), Steve Jobs puntò alla conquista del mondo dei browser trascurando completamente alcuni browser opensource. Jobs confrontò le percentuali del suo browser con quelle di Internet Explorer.

Molti sviluppatori, guardando i grafici durante la conferenza, pensarono che Apple puntasse direttamente a soppiantare Firefox.

Il fatto fece discutere parecchio, soprattutto perchè Firefox era, ed è ancora, un ottimo prodotto open source, mentre Safari è un software proprietario basato sullo stesso motore open source che utilizza Firefox su Webkit.

Safari, fino a quel momento, era rimasto un po’ in disparte rispetto agli altri software di Apple; veniva aggiornato assieme al sistema operativo e non aveva prestazioni particolarmente brillanti.

Con l’ultima versione, invece, diventò il browser più veloce tra quelli disponibili. Nonostante tutti questi miglioramenti, al lancio in molti si chiesero come avrebbe potuto competere con Firefox che si era dimostrato sempre più compatibile per certi siti e che aveva un notevole numero di plugin e di possibilità di personalizzazione.

Guardando ai fatti, ora è possibile sostenere che in realtà Apple non puntava affatto a sostituirsi a Firefox (una lotta difficilissima oltretutto), voleva piuttosto diventare predefinito in una buona percentuale di prodotti per scardinare il dominio di Explorer.

Safari, da quel giorno, era infatti disponibile per Mac, Windows, iPhone e iPod Touch (quindi anche per i dispositivi mobile).

Oggi sappiamo inoltre che anche Android, il sistema operativo di Google per i cellulari, ha come browser predefinito proprio Safari.

Insomma, Safari è il browser di default su molti prodotti (per ora solo di Apple) e prossimamente sarà presente di default in tutti i cellulari/smartphone che utilizzeranno Android.

Quindi, nel prossimo futuro, se Apple si muoverà nel giusto modo, sempre più prodotti avranno preinstallato Safari invece di Explorer.

Questo obbligherà gli sviluppatori di siti a rendere compatibili con il browser di Apple (e quindi anche con Firefox) i propri siti (operazione più fattibile ora che Safari è disponibile anche per Win) scardinando di fatto il dominio di Explorer e dando una nuova importanza alle regole e agli standard che il web si è dato e che Explorer spesso non ha rispettato.

La scalata di Safari è quindi positiva per il web e per il mondo dell’open source. Chi l’avrebbe mai detto?

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