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Tre Italia impone il “fair use” dal 1 dicembre, ma è sincera?

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E’ notizia di questi giorni il fatto che l’operatore mobile Tre Italia abbia stabilito delle soglie di “corretto utilizzo” del telefono. Queste soglie entreranno in vigore, solo per i nuovi clienti (almeno per ora), a partire dal primo dicembre 2007.

In estrema sintesi i nuovi vincoli saranno due:

  • Il traffico (voce o sms) mensile complessivo verso un singolo operatore non 3 dovrà essere inferiore al 60% del traffico totale uscente
  • Il totale dei minuti di chiamate ricevute nel mese dovrà essere superiore al 5% dei minuti totali di chiamate effettuate nel mese

Basterà violare anche una sola delle due regole sopra indicate, per dare a Tre il diritto di applicare delle limitazioni, che corrispondono all’applicazione della tariffa base per le ricaricabili o all’applicazione del piano TuaNove per gli abbonamenti.

Personalmente sono favorevole al concetto di “fair use” già introdotto da tempo in USA e in altri paesi Europei. A patto di stabilirlo prima, ovviamente, ritengo sia lecito che chi vende a consumatori pretenda che questi si comportino da consumatori, generando quindi traffico compatibile con il loro ruolo.

L’Italia, si sa, è la patria dei furbetti e Tre Italia lo sa bene, dato che grazie ai suoi ricchi meccanismi di autoricarica ha consentito che migliaia di persone si ricaricassero per svariate centinaia di euro (in certi casi addirittura migliaia di euro).

Deve tuttavia far riflettere il fatto che Tre Italia, che da qualche tempo grida allo scandalo contro i “ricaricatori folli” e corre ai ripari col fair use, fino a pochi mesi fa non solo tollerava le ricariche “matte”, ma addirittura le incoraggiava. Bisogna infatti tenere sempre bene a mente che l’autoricarica non è affatto un regalo dell’operatore, ma una semplice condivisione di un guadagno.

Ogni volta che riceviamo una telefonata sul nostro cellulare, da una persona che ha un operatore diverso dal nostro, questo operatore versa tot centesimi di euro al minuto al nostro. I piani con meccanismo autoricarica non fanno altro che dare a noi parte di questo guadagno. E’ facile quindi capire come mai per anni Tre abbia spinto il più possibile gli utenti a ricaricarsi in quanto questi non facevano altro che arricchire anche Tre Italia.

Ora, forse complice uno sbarco in borsa mai riuscito e fusioni con altre società nell’aria, Tre Italia inverte la rotta e si fa paladina di fair use e correttezza. Staremo a vedere.

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