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Social network hacking: come (e perchè) ti saboto il social network

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In ogni società, quindi anche nei social network, è da prevedere la presenza di elementi di disturbo e di sabotatori. Facendo una pensata tra amici su alcune attività di social marketing che avrebbero potuto avere degli riscontri positivi ma che si collocano ai limiti della correttezza (o forse un po’ oltre il limite), ci siamo fermati a riflettere sul fatto che i social network sono ancora decisamente troppo vulnerabili.

Non sto parlando di caccia ai bachi delle piattaforme o di eventi di pirateria informatica, ma di veri e propri atti “di inquinamento sociale” che possono arrivare a destabilizzare le fondamenta del network e che possono essere compiuti solo dagli stessi membri della comunità. Atti che potrebbero minare il normale svolgimento della vita comunitaria temporaneamente e rafforzarle oppure devastarne la credibilità in maniera irrimediabile. Qualche esempio può aiutarci a capire.

Cosa accadrebbe, per esempio, se un gruppo di persone decidessero di coalizzarsi per rovinare la reputazione di alcuni utenti dei più noti social network? Qualche feedback negativo, una voce “contro” di troppo ed ecco che l’utente si gioca la faccia. Su LinkedIn e network affini la cosa non sarebbe affatto piacevole. E se invece allo stesso modo si riuscissero a “drogare” i risultati delle news più diggate o le classifiche dei brani più ascoltati su Last.fm?

Certo, si può osservare che il sistema sociale, in continua evoluzione, una volta individuato il problema si può adattare ed evolve per risolverlo (come accade quotidianamente nei motori di ricerca dove gli algoritmi vengono sempre aggiornati per contrastare i SEO “più furbetti”). Non si può però negare l’evidenza che un social network è una realtà molto suscettibile ad attacchi, soprattutto se organizzati e di massa.

Anche i sofisticati e affidabili sistemi di auto-regolazione di Wikipedia non si possono considerare totalmente inespugnabili (una cospirazione di un nutrito numero di utenti è poco probabile ma teoricamente possibile).

Alla domanda perchè qualcuno dovrebbe farlo? Le risposte possono essere molteplici. Me ne vengono in mente almeno tre:

  1. La morte di un network può favorire la nascita di un altro. Qualcuno può guadagnarci;
  2. Il marketing aziendale perde il pelo ma non il vizio. Dai “messaggi ingannevoli” della pubblicità al pagamento di orde di ragazzini per drogare una community il passo può essere molto breve. Qualcuno può guadagnarci;
  3. La curiosità di vedere se si riesce a bucare il sistema è il motivo che ispira gli hacker da sempre. Qualcuno può divertirsi.

Sicuramente la lista si può allungare parecchio. Qualche idea?

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