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Attacco informatico contro Rolls-Royce e Shell

Pirati informatici cinesi avrebbero portato a buon fine numerosi attacchi informatici in Gran Bretagna. Secondo il Times, molte informazioni riservate sarebbero state trafugate dalle reti di Shell e Rolls-Royce. Sospetti anche sulle istituzioni cinesi

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Importanti informazioni riservate sarebbero state trafugate dai sistemi informativi di Rolls-Royce, Shell e altre compagnie britanniche. Secondo il Times di Londra, l’attacco informatico sarebbe stato organizzato in Cina da un vero e proprio gruppo specializzato nello spionaggio industriale. Le intrusioni nei sistemi informativi di Rolls-Royce e della compagnia petrolifera Shell sarebbero avvenute nel corso dei primi mesi del 2007. La sezione di intelligence britannica MI5 avrebbe già diramato trecento avvisi a banche, società finanziarie e aziende per metterle in guardia su possibili operazioni informatiche illecite provenienti dalla Cina.

«Numerosi paesi continuano a dedicare parecchio tempo ed energia per rubare informazioni riservare sulle nostre tecnologie civili e militari… Non utilizzano semplicemente i mezzi tradizionali per ottenere informazioni, hanno ormai sviluppato tecniche di attacco molto sofisticate, che prevedono l’uso di Internet per intrufolarsi nei network» aveva dichiarato un mese fa Jonathan Evans, direttore generale del MI5, in occasione di un precedente avviso diramato dall’ente di sicurezza governativo.

Stando alle informazioni confidenziali raccolte dal Times, la rete informatica di Rolls-Royce sarebbe stata infettata da un trojan inviato dalla Cina e programmato per trasmettere quante più informazioni possibile a un server cinese. L’azienda britannica produce motori e turbine per le più grandi compagnie aeree del Pianeta e per molte delle forze armate che costituiscono la NATO. La security della compagnia petrolifera Shell avrebbe identificato una breccia nei propri sistemi informativi, da cui i pirati informatici cinesi riuscivano a ottenere informazioni su prezzi e costi del mercato dell’oro nero in alcune regioni dell’Africa. Al momento, nessuna delle due compagnie non ha né smentito né confermato le indiscrezioni pubblicate dal Times.

Gli attacchi di pirateria informatica provenienti dalla Cina sono in costante crescita: si stima che circa il 30% dei programmi dannosi per i computer sia interamente sviluppato nel paese asiatico. Numerosi servizi di intelligence sospettano da tempo un coinvolgimento diretto del governo di Pechino, che finanzierebbe alcuni gruppi di pirati informatici per ottenere segreti industriali e militari in particolare dai paesi occidentali.

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