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Il mea culpa di Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg non si scompone e getta un velo di trasparenza dove proprio la trasparenza era diventata un tallone d'Achille della nuova funzione Beacon. Il CEO chiede scusa e spiega che la release è mal bilanciata: gli utenti devono poter decidere

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Mark Zuckerberg ha spiazzato un po’ tutti: non si è nascosto, non ha cercato scusanti, si è invece messo davanti al suo gruppo ed ha fatto outing ai microfoni della stampa. Facebook ha sbagliato, Facebook si correggerà, Facebook intende ripartire di qui nella rincorsa promessa a Microsoft, a Li Ka-shing ed ai propri utenti. La funzione sotto accusa è Beacon, una innovazione pubblicitaria che chiede agli utenti l’abbassamento delle difese dal punto di vista della privacy nel nome di una maggiore condivisione di informazioni con il network. Beacon, discusso fin dalla presentazione per la forzatura impressa, è divenuto la pietra dello scandalo dal momento in cui si è scoperto un tracciamento permanente degli utenti anche a funzione disattivata.

«Abbiamo semplicemente fatto un brutto lavoro con questa release»: parole di Mark Zuckerberg in un post immesso alle sette del mattino sul blog ufficiale del gruppo. «Mi scuso per questo». Zuckerberg spiega che il principio rimane saldo, ma ad essere sbagliato è il bilanciamento della formula improntata. «L’utenza deve poter esplicitamente scegliere cosa condividere, e deve poter scegliere se disattivare completamente Beacon se non lo si vuole usare […] è questa la filosofia dietro i nostri recenti cambiamenti». E un primo correttivo viene quindi immediatamente approntato: spuntando una semplice casella ogni notifica viene bloccata e nessun sito potrà più interagire con il proprio account per notificare le proprie attività ai contatti attivi sul social network.

La cattiva pubblicità giunta negli ultimi giorni non sembra però aver penalizzato particolarmente il network. Anzi. Facebook, secondo quanto rilevato dai dati Compete.com, ha registrato una ennesima crescita del 20% nell’ultimo mese con 14.44 miliardi di pagine viste (400 milioni circa in più rispetto al mese precedente). In virtù di questi numeri giunge anche una difesa d’ufficio da parte di Microsoft, gruppo sicuramente interessato a proteggere il proprio investimento nel progetto di Zuckerberg: Bruce Jaffe ha definito «ricco» il piatto di Facebook, ma il valore del gruppo potrebbe essere in prospettiva ancora più alto e dunque non si intende dar adito all’odor di bolla che serpeggia attorno a talune valutazioni affibiate ai nuovi nomi del 2.0. Jaffe ridefinisce inoltre i termini della sfida con Google, delineando per Microsoft ancora ottime opportunità. E intanto in borsa il titolo sale, chiudendo con oltre 4 punti percentuali in attivo.

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