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Fattore di Casualità nell’algoritmo di Google

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Mi è capitato (anzi, a voler essere corretti, mi sta capitando) di posizionare una pagina web senza fare nulla per posizionarla. Semplicemente, questa pagina è stata creata e pubblicata, raggiungendo la seconda pagina alta di Google (che molti indicano come positioning migliore della prima pagina “bassa”) per una keyword che in questo periodo vive il suo momento di gloria. È una keyword natalizia, naturalmente, ma la pagina web in questione non è nata per comparire sui motori di ricerca e non è stata ottimizzata volutamente.

Molti lo chiamerebbero posizionamento naturale: se i contenuti sono tematizzati, se il linking è corretto, se il confezionamento della pagina è search engine friendly, il grosso del lavoro è fatto. In questo caso tra l’altro ho aspettato ben poco: meno di due settimane per ottenere il risultato descritto.

Solo che questa pagina non ha link provenienti da altri siti. Ha soltanto un link proveniente da un’immagine all’interno dello stesso dominio. La keyword compare nel title, nella description, e una manciata di volte nel body.

Rileggendo questa descrizione, mi sembra di tornare indietro di cinque anni e riassaporare il gusto antico delle vecchie doorway. Quelle che ti portavano in alto con mezza giornata scarsa di lavoro.
Eppure quel periodo giurassico dovrebbe essere superato.

Si parla di algoritmi di quarta generazione, semantic search, ecc… eppure quella pagina è lì a dimostrare, a mio parere, che esiste quasi un indice di casualità di Google (e compagni) che rende instabile ogni attività di search marketing.

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