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Finanziare il Web 2.0? Questione di minuti…

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Che il Web 2.0 si basi principalmente sulle idee è ormai noto a tutti. Gli imprenditori o le persone particolarmente creative che vogliono realizzare un progetto Web 2.0 vincente non posso certo prescindere da una buona idea di partenza.

Purtroppo, però, per trasformare l’idea in progetto reale occorre un investimento iniziale che, per quanto possa essere di modesta entità, può costituire un’insormontabile barriera all’ingresso nel mondo del Web 2.0 non solo per piccoli imprenditori, ma anche per le aziende all’interno delle quali ogni progetto deve essere giustificato in termini economici.

Un esempio rigorosamente made in Italy di come una buona idea possa essere fonte di finanziamento per altri progetti è quella che Daniele Alberti, ideatore del progetto www.myminutes.org, ha illustrato durante l’ultima edizione del convegno Web2.Oltre tenutasi a Milano.

In concetto di base consiste nel reinvestire gli introiti generati da un progetto Web (nel caso specifico Myminutes.org, che per chi non lo sapesse è una sorta di calendario emozionale collettivo dove si possono acquistare uno o più minuti ed inserire, nelle pagine associate, testi, video, immagini e link al proprio sito o blog) in altri progetti 2.0.

Un modello di auto-finanziamento senza dubbio originale che dovrebbe essere preso in seria considerazione anche dalle aziende che, troppo spesso, devono rinunciare a realizzare progetti di comunicazione in virtù del fatto che questi sono considerati dai decisori aziendali come “degli investimenti senza ritorno” che impiegano risorse e non danno garanzie di benefici tangibili a breve termine. Un modello che, a mio giudizio, si rivela particolarmente significativo per la valorizzazione di quelle idee “belle ma povere” che, altrimenti, potrebbero rimanere chiuse per sempre nel cassetto.

Che poi il modello di business sfrutti la vendita di minuti virtuali o servizi premium, il supporto di uno sponsor, una strategia di co-marketing o l’inserimento di annunci pubblicitari, l’importante è provarci, meglio se con metodo!

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