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Vivid dichiara guerra a PornoTube

Il famoso produttore di video per adulti Vivid Entertainment ha intentato una causa contro il portale a luci rosse PornoTube accostandolo di ospitare al suo interno materiale protetto da copyright. Chiesti danni per 4,5 milioni di dollari

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Vivid Entertainment Group, uno dei più grandi produttori di film per soli adulti, ha esposto una denuncia contro AEBN (una sussidiaria di Data Conversions Inc) e il portale PornoTube in gestione. Secondo l’accusa, il sito in questione, il cui funzionamento ricorda molto da vicino YouTube pur trattando solamente materiale pornografico, ospiterebbe al suo interno numerosi filmati coperti da copyright, molti dei quali appartenenti al catalogo Vivid, motivo per cui sono stati chiesti 4,5 milioni di dollari di danni e un risarcimento di 150.000 dollari per ogni video che non rispetta il ‘Child Protection and Obscenity Enforcement Act’.

«Abbiamo deciso di esprimere la nostra opinione dicendo: “mai più”», ha dichiarato Steven Hirsch, co-Chairman di Vivid: «la maggior parte dei contenuti visualizzati e distribuiti su PornoTube consiste in lavori sotto copyright Vivid. Vivid ha già trovato dozzine di violazioni di copyright e AEBN deve sapere che non può continuare a rubare i prodotti di Vivid, anche se rimodellati e modificati in altri modi». In aggiunta all’accusa di violazione dei diritti, la società produttrice di video ha accusato AEBN di non rispettare l’US Code 2257 (conosciuto anche come “Child Protection and Obscenity Enforcement Act“), il quale obbliga ogni sito contenente materiale pornografico a registrare età e nome di battesimo di tutti gli attori che appaiono nei video. Così facendo, l’accusato, oltre a violare la legge, otterrebbe un non trascurabile vantaggio economico, in quanto eviterebbe le spese legate alla gestione di un database contenente tali dati.

Realtà come PornoTube hanno indubbiamente infastidito i grossi produttori quali Vivid e la pirateria su internet ha ridotto i profitti delle compagnie di un buon 35%: «all’inizio c’era il network peer-to-peer. Ora c’è PornoTube, Xtube, RedTube, qual-Tube-dirsivoglia», ha affermato Farley Cahen, publisher di Adult Video News Online, «ci sono clip gratuite sempre più lunghe e sono le compagnie a rimettercene».

Il caso riecheggia molto da vicino la disputa tra Viacom e YouTube, occasione nella quale la conglomerata statunitense aveva accusato YouTube di ospitare numerosi video coperti da copyright e ne aveva ottenuto la rimozione. YouTube oggi è impegnato nella predisposizione di filtri per il materiale protetto da copyright ed in parallelo sta siglando accordi di revenue sharing con i detentori del copyright stesso.

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