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Alla ricerca di se stessi sul web

Una ricerca ha evidenziato come quasi la metà degli americani connessi ad Internet utilizzano i motori di ricerca per vedere le informazioni presenti online correlate ai loro nomi. Tale attività è però ancora lontana dal divenire una abitudine

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Secondo un nuovo studio condotto sulla popolazione americana da Pew Internet and American Life Project e intitolato ‘Digital Footprints – Online identity management and search in
the age of transparency
‘ (pdf), coloro i quali possiedono una connessione ad Internet sono sempre più propensi a controllare i dati presenti online che circondano il proprio nome: 47 persone su 100 utilizzano infatti saltuariamente Google o altri motori di ricerca per ricercare il loro nome sulla grande rete mentre una minoranza monitorizza i propri dati personali su base regolare. I risultati della nuova ricerca mostrano un cambiamento significativo nelle abitudini della popolazione, in quanto nel 2002 la stessa indagine aveva riportato una percentuale pari al 22%; un risultato che però non ha sorpreso Mary Madden, ricercatore senior alla Pew: «Si, è raddoppiato, ma esistono ancora molti utenti Internet che non hanno mai introdotto il loro nome nei motori di ricerca». Solamente il 3% ha dichiarato infatti di avere fatto di tale pratica una abitudine mentre il 74% ha cercato la propria identità solamente una o due volte.

Le persone sono sempre più consapevoli della loro presenza online e i moderni motori di ricerca permettono di ricercare le proprie informazioni con sempre maggiore facilità. Il successo dei portali di social network, i blog, YouTube e Flickr hanno portato ad un progressivo incremento delle informazioni che circondano gli utenti Internet; ciononostante, gli adulti non hanno ancora assimilato sino in fondo l’importanza di un controllo e di una gestione delle loro “identità digitali”. Osservando il mondo legato ai portali di social networking è possibile notare come siano i giovani i più propensi a celare i dati relativi ai loro profili, contrariamente a quanto si potrebbe essere portati a pensare. «Le tracce cumulative della nostra attività online sono più visibile nell’era del Web 2.0», ha dichiarato Mary Madden, coautore alla ricerca. «Più contenuti offriamo volontariamente al pubblico o agli angoli semi pubblici del Web e più diventiamo non solo rintracciabili, ma anche conoscibili».

Dalla ricerca emerge un certo disinteresse da parte dei naviganti nei confronti dei loro dati personali presenti online: il 60% non si preoccupa di quante informazioni personali si possano rintracciare in rete mentre il 38% dichiara di aver agito in modo da limitare il numero di dati che circonda il loro profilo. Potrebbe trattarsi di una mancanza di consapevolezza: un terzo degli utenti Internet ritiene di poter rintracciare online il proprio indirizzo email, l’indirizzo di casa, il numero di telefono dell’abitazione e il proprio lavoro, mentre un quarto di essi afferma di poter trovare in rete foto personali, i nomi dei gruppi di appartenenza e documenti personali. Un piccolo gruppo considera invece rintracciabile la propria affiliazione politica e il proprio numero di cellulare.

La ricerca è stata condotta telefonicamente nel dicembre del 2006 su di un campione di 2373 adulti, di cui 1623 in possesso di una connessione ad Internet. Online il questionario con annessi i risultati completi (pdf).

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